Festa per il Seminario di Bergamo: 450 anni di storia con lo sguardo aperto sul futuro

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Sono passati quattro secoli e mezzo dalla fondazione del Seminario a Bergamo e cinquanta dalla inaugurazione della sede attuale in Città Alta. Oggi per questa occasione è una giornata di festa, ci sono iniziative che permettono di entrare nella storia di questa istituzione e di conoscerla più da vicino: una mostra, visite guidate, laboratori. Il Seminario – uno dei primi aperti in Italia dopo il Concilio di Trento – è, ovviamente, in primo luogo la scuola dove si formano i futuri sacerdoti. Allo stesso tempo, però, è molto di più: un posto dove si studia, si ricerca, si custodisce e si ricorda a tutti il valore della vocazione, non soltanto di quella sacerdotale. E’ una comunità di giovani che sperimentano tutti i giorni – con l’accompagnamento di insegnanti ed educatori – la vita secondo il Vangelo.
“La festa – sottolinea il rettore don Gustavo Bergamelli – si inserisce bene nel percorso di tre anni, appena avviato, che la nostra diocesi dedica in modo particolare all’attenzione ai giovani. E’ un’occasione per esprimere un senso di gratitudine per il passato, per riflettere sul presente, con le sue criticità e le sue gioie e gratificazioni, e per ragionare sul futuro”.
Il Seminario da qualche anno è una scuola aperta anche ad allievi esterni, con due indirizzi: il liceo classico e quello di scienze umane a indirizzo economico.
In questo momento non è una comunità molto nutrita: 55 ragazzi al liceo, 45 in teologia, una quarantina al Seminario minore. Un dato sul quale pesano diversi fattori, compreso il calo demografico. “Nella storia, però – ricorda don Bergamelli – ci sono stati altri momenti in cui i numeri erano simili a quelli di oggi. Ci sono state fasi di espansione e altri di contrazione della comunità del Seminario. Il calo degli allievi di questo periodo ci fa riflettere, anche se non è l’unico dato di cui tenere conto. Ci spinge a ripensare la pastorale vocazionale”.
Proprio per ridare slancio a questo aspetto il Seminario nei prossimi mesi incontrerà tutti i vicariati della diocesi, per allargare al territorio la riflessione su questi temi e ascoltare suggerimenti, proposte, idee.

Non è facile in alcun ambito parlare ai giovani di vocazione: “La società è frammentata, c’è un forte senso di precarietà, sono in pochi a fare scelte per tutta la vita, non solo il sacerdozio o la vita religiosa, ma anche il matrimonio. E’ in discussione la stessa figura del sacerdote, la sua incisività: fa ancora presa sui giovani di oggi, costituisce un modello a cui aspirare? La nostra stessa vita di prete è cambiata negli anni. Ci chiediamo anche se è bene mantenere questa forma collegiale, forse ci sono aspetti che dobbiamo calibrare in modo diverso per far sì che il cammino dei ragazzi possa incidere profondamente nella loro vita come discernimento e scelta vocazionale. Ci sono questioni aperte anche nell’accompagnamento delle famiglie dei ragazzi, diverse da quelle del passato”.
Lo sguardo resta proiettato sul futuro, con il desiderio di coinvolgere il più possibile tutta la comunità diocesana: “E’ importante che il Seminario – sottolinea don Gustavo – sia sempre più legato alla vita delle comunità e delle parrocchie, che si radichi sempre di più e che venga avvertito come una realtà viva e che appartiene a tutti, e di cui quindi tutti devono prendersi cura”.

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1 commento

  1. Questa mia riflessione è frutto di uno scambio di opinioni tra alcuni amici sul ruolo dei laici all’interno delle parrocchie, spesso si esprimono giudizi non molto esaltanti sul loro modo di operare, troppa autoreferenzialità, condita da qualche esibizione di troppo, I laici prima chiamati alla collaborazione ed ora sempre di più alla corresponsabilità, sono all’altezza di queste funzioni,? Cìè qualcuno che li forma, li prepara o sono lasciati alle loro intuizioni. Oggi la sola buona volontà non è più sufficiente !
    Il Seminario forma i Sacerdoti…. e se pensasse anche un poco alla formazione dei laici, forse non sarebbe male!

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