Gli avvisi scolastici, il calendario, l’agenda digitale e la paura più grande: diventare «la mamma svampita»

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Fogli e foglietti, bigliettini, avvisi e locandine. No, non ce la posso fare. Ogni giorno, quando vado a prendere i bimbi all’asilo, le maestre mi mettono in mano qualcosa da leggere. Che io, irrimediabilmente, accartoccio e infilo in tasca al volo mentre cerco di mettere la giacca alla più piccola e guardo con la coda dell’occhio il più grande che si è già fiondato fuori.

Poi a casa tiro tutto fuori e provo a capirci qualcosa. Ok, Alice giovedì ha una lezione di ginnastica, poi una gita a fine mese. Tommaso martedì addobba il salone per il Natale e devo esserci anch’io, per un’oretta al mattino. Cavoli, devo imparare a organizzarmi. Qualcuno mi ha consigliato di prendere una lavagnetta e di segnare sopra ogni cosa, ma niente, nemmeno quella funziona. Ho provato anche con la bacheca, ma poi mi scordo di guardare i foglietti attaccati. C’è l’agenda, che una volta mi piaceva così tanto riempire di appuntamenti. Ma oggi se ne resta bianca bianca in attesa di indicazioni, perché chi ha mai tempo per mettersi a trascrivere ogni cosa.

Così punto tutto sulla mia memoria e soprattutto sul calendario del cellulare, comodo e infallibile. E oggi è il giorno in cui mia figlia entra un’ora dopo perché all’asilo faremo tutti insieme un bel lavoretto. Che bello, lei è tutta contenta di passare la mattinata con me, io le spiego ciò che faremo, ci prepariamo. Andiamo all’asilo e ci fermiamo fuori dal portone in attesa dell’ora X. E qui qualche dubbio potrebbe anche sorgermi: nessuna donna con bimbi piccoli al seguito, solo mamme di “mezzani” che chiacchierano tra loro.

Ma poco male, appena ci aprono noi entriamo. Saliamo le scale e…lo sguardo della maestra che si posa su di me in un attimo dice tutto. “Il lavoretto dei piccoli è la prossima settimana, oggi c’è quello dei mezzani”. Bene. E ora come lo spiego ad Alice?! Per fortuna ho una bimba che non si fa problemi, mi guarda perplessa, sorride, corre dagli amici.

Niente, prometto che ora me lo segno. Sperando che la prossima settimana mi vada meglio. E intanto penso a come farò quando i miei bambini andranno a scuola e ci saranno i compiti, gli avvisi, gli impegni inderogabili. Mi rassegnerò ad essere etichettata come la madre svampita, nella speranza di incontrare lungo il percorso insegnanti comprensivi. E qui mi sorge un dubbio: ma come faceva mia madre? Io non ricordo che mi corresse dietro tutti i giorni. O gli avvisi ai genitori erano meno, oppure in qualche modo ci arrangiavamo. Chissà.

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