La famiglia è il motore che alimenta la speranza. Metterla all’angolo è un boomerang

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“Il futuro è molto aperto – scrive il filosofo Karl Popper ne “La lezione di questo secolo” – , e dipende da noi, da noi tutti. Dipende da ciò che voi e io e molti altri uomini fanno e faranno, oggi, domani e dopodomani. E quello che noi facciamo e faremo dipende a sua volta dal nostro pensiero e dai nostri desideri, dalle nostre speranze e dai nostri timori. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità del futuro che sono aperte”.
Il nostro sguardo, i gesti, le scelte che facciamo – anche le più semplici – plasmano il futuro. Se un contadino, arrivato il momento del raccolto, non ne conservasse una parte per seminarla nella stagione successiva lo prenderemmo per matto: sarebbe un’ammissione di fallimento, una rinuncia a continuare il suo lavoro. 
Quando invece nei giorni scorsi la legge di bilancio è arrivata in Senato con la previsione dei tagli al sostegno alle famiglie e ai neonati, pochi (i cattolici soprattutto) si sono scandalizzati: eppure è proprio la stessa cosa. In gioco c’è il futuro, le idee e i valori sui quali intendiamo modellarlo. Non ci spaventa l’entità della manovra in sé, dato che il bonus bebè ammontava a ottanta euro al mese, un migliaio di euro all’anno, davvero poco rispetto alle spese da sostenere per un neonato, se pensiamo soltanto alla retta di un asilo nido o, più banalmente, a vestiti e pannolini. E’ il principio che conta: la famiglia viene trattata, ancora una volta, come un ambito residuale, come l’ultima voce della lista, come se ci fossero tante altre questioni più importanti a cui pensare. Ed è vero, sicuramente, che le emergenze e le pressioni economiche in ambito sociale sono molte: dal sostegno al lavoro alle pensioni. La scarsa attenzione alla famiglia non è una novità, e nasce forse dall’errata convinzione che comunque, essendo da sempre un pilastro della società italiana, possa comunque continuare a cavarsela da sola, attingendo alle sue risorse interne. Nel frattempo, però – un anno dopo l’altro -, il tessuto delle comunità si è fluidificato e sfilacciato, sono diminuiti i matrimoni, nel 2016 i nuovi nati in Italia, secondo l’Istat, hanno toccato il minimo storico: 472 mila rispetto ai 486 mila del 2015. La decisione di avere un figlio non dipende dalla presenza o meno del bonus, ma è sicuramente influenzata dalla luce che la società proietta sul futuro, attraverso sogni e desideri condivisi, attraverso i progetti che formula e mette in atto. Schierarsi dalla parte della famiglia non è, quindi, solo una questione di soldi, nemmeno di voti, ma di prospettiva: dire che è il motore della società non è un luogo comune. In gioco, ci sembra, c’è molto di più: la stessa rete che sostiene i legami di solidarietà reciproca, e ancora prima, alimenta la speranza.

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