«Mostra di tabernacolo» al Macs di Romano di Lombardia al centro del terzo incontro dell’iniziativa «Un’opera al mese»

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Il basso rilievo Mostra di tabernacolo, realizzato verso la fine del quindicesimo secolo, è stato al centro dell’incontro di questa prima domenica di novembre nell’ambito dell’iniziativa «Un’opera al mese» promossa e organizzata dal Macs, Museo di Arte e Cultura Sacra di Romano.

«Siamo giunti a questo terzo incontro dopo i primi due di ottobre in cui è stata approfondita la vita di Martin Lutero e degli agostiniani» introduce Don Tarcisio Tironi, direttore del Macs. In quest’occasione è intervenuto lo storico dell’arte Fernando Noris.

Secondo la tradizione cristiana, il tabernacolo, dal latino Tabernaculum ovvero dimora, è l’edicola o la nicchia all’interno della quale è conservata l’Eucarestia (detta anche ciborio).

Mostra di tabernacolo è un’opera imponente e proviene dalla Chiesa della Madonna del Ponte, eretta dagli agostiniani nel 1627; da lì, venne ritirata nel 1937 dal vescovo Adriano Bernareggi e nel 2006 trasportata al Macs.

Mostra di tabernacolo rappresenta una delle tipologie prevalenti realizzate durante il XV secolo, quelle a frontone triangolare e circolare in cui è raffigurata un’iconografia trinitaria ‘discendente’: Dio Padre benedicente, la colomba dello Spirito Santo posta normalmente nella trabeazione e Figlio raffigurato sullo sportello del tabernacolo con ai lati gli angeli adoranti.

Infatti, durante il XV secolo, «artisti come Donatello, Domenico Gagini (1420-1492), Lorenzo Ghiberti, Beato Angelico e Giovanni della Robbia hanno realizzato queste mostre di tabernacoli utilizzando quest’iconografia, esaltandone la teatralità delle figure, il grande spazio verso l’Eucarista e citando momenti come la deposizione di Cristo e l’ultima cena» spiega Fernando Noris.

Successivamente, durante l’epoca barocca, «i tabernacoli assumono una struttura architettonica più complessa ed elaborata, come quello realizzato da Gian Lorenzo Bernini e quelli presenti a Palermo rispettivamente nella Chiesa del Gesù e nella Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio in cui si rafforza la teatralità al punto che “si fa fatica” a trovare gli elementi singoli riscontrabili nell’opera di Romano» commenta Fernando Noris.

Ma non solo, i tabernacoli hanno assunto diverse forme: da quella “a colomba” e a sfera come quello collocato nella chiesa dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, a Bergamo, «che simboleggia un ritorno alle origini, al creatore del mondo e all’Eucarestia» sottolinea Fernando Noris. Perciò, «è un tabernacolo dalla forma unica e collocato in un angolo accessibile sia per la preghiera e per l’adorazione come è stato definito dal Concilio Vaticano del 1963» conclude Don Tarcisio Tironi.

Ricordiamo che, fino alla settimana prossima, si potrà ammirare una mostra di filatelia curata dal professore Raffaele Salcone che racchiude la vita di Martin Lutero, il periodo della Riforma con gli artisti e i sovrani dell’epoca. Inoltre, domenica 12 novembre si terrà uno spettacolo di musica e voci che racconterà la vicenda di Lorenzo Lotto promosso dalla Fondazione Credito Bergamasco mentre domenica 19 novembre ci sarà il prossimo appuntamento di «Un’opera al mese» in cui si parlerà degli artisti Giovanni da Romano e Lattanzio Aglio con l’architetto Gabriele Medolago.

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