Il Natale in Bolivia: le strade spoglie e regali “poveri”, ma la vera luce è nelle storie e nel cuore delle persone

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Il Natale è per me – come immagino lo sia per molti – uno di quei momenti che rievocano i dolci ricordi dell’infanzia: il rituale (quasi sacro) di addobbare l’albero con tutta la famiglia e la capanna di Betlemme, ricostruita sulla piccola mensola sopra il camino; la modesta riunione familiare per decidere il menù delle feste; la ricca cena della vigilia con i parenti; i regali recapitati puntualmente a mezzanotte dal paffuto e canuto vecchietto vestito di rosso; il profumo della polenta che doveva mescolarsi nel paiolo per delle lunghe ore; le immancabili canzoni natalizie che mia madre, professoressa di musica, ogni anno prepara per il concerto dei suoi alunni. Ma se dovessi associare il Natale con un’immagine e una parola in particolare credo che sceglierei la luce. Ricordo distintamente come in quei giorni di avvento la casa risplendesse di una luce calda e accogliente, quasi a contrastare il freddo invernale. Non erano certo le lucine – sempre un po’ kitsch – dell’albero e forse nemmeno il fuoco scoppiettante del camino (che da qualche anno è stato sostituito con una più efficiente stufa a pellet). Era l’atmosfera in sé che dava all’ambiente quella sensazione di gioia e armonia tipica delle feste natalizie.

Ormai da più di un anno vivo a Viloco, il piccolo campamento minero nascosto a 4300 metri sulla cordigliera delle Ande di cui ho parlato in qualche articolo precedente. Qui il Natale non è così sentito come altrove: le stradine rimangono spoglie, senza le coloratissime luminarie a cui siamo abituati; nelle case non vengono montati presepi o alberelli; i regali (i pochi che vengono fatti) non sono certo così ricchi. Un anno fa rimasi quasi deluso dal non trovare per le vie del villaggio nessun cambiamento apparente che facesse rievocare in me le sensazioni del “Natale bergamasco”, così caldo e gioioso. Tanto più che qui, da questo lato dell’equatore, dicembre è il mese in cui cominciano le piogge e l’azzurro intenso del meraviglioso cielo andino – di cui godo ogni giorno della mia permanenza in Bolivia – si tinge di un grigio spento e triste, minacciando pioggia per qualche mese.

Eppure, ad un anno di distanza, la parola che ritorna costantemente in questo mio periodo di avvento, la parola che utilizzerei per descrivere questo imminente Natale viloqueño è sempre la stessa: luce. È certamente una luce diversa ma non per questo meno vera o meno autentica. Una luce forse più simile a quella descritta da Giovanni nel Vangelo letto quest’ultima domenica: “Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 6-9).

È la luce che riesco ad apprezzare tutti i giorni nelle esistenze misere ma pur sempre dignitose di questo incredibile popolo capace di sorprendermi per l’allegria e la positività con cui riesce ad interpretare la vita nonostante le difficoltà. Ecco che il Natale assume qui una valenza diversa. Diventa per me il pretesto per rileggere e gustare a posteriori la realtà che mi ha accolto con tanta umanità e tanto affetto. Diventa occasione di riconoscere la bellezza e la luce che abita ognuna delle vite e delle storie che ho conosciuto e ascoltato. E c’è una frase di Pedro Casaldàliga (missionario di origini spagnole e vescovo in Brasile) che mi piace ricordare e che trovo appropriata per qualche piccola riflessione personale in questo tempo di silenzio ed ascolto che è l’avvento: «Per me, essere un uomo o una donna spirituale è vivere in profondità, assumere opzioni degne di una vita umana. Essere coerente, aprirsi alle necessità del prossimo. Celebrare la vita».

Mi sembra che se si prova quotidianamente a dare forma alla nostra fede, se si prova ad utilizzarla come strumento per costruire qualcosa di buono e duraturo, se si prova a celebrare la vita non sarà Natale solo il 25 dicembre ma tutti i giorni dell’anno. E poco conta se sotto l’albero non troveremo il regalo desiderato o se addirittura non ci sarà nessun albero a scaldare l’ambiente domestico e a ricordarci che ci stiamo avvicinando alla festa del bambino Gesù che viene al mondo.

Qui, nella nostra parrocchia San Marcos de Araca, le luci natalizie non sono quelle che addobbano l’albero e nemmeno quelle sospese per le vie del centro. Qui le luci sono altre, forse più sincere. Forse più umane. Ed ogni giorno sarà per me un piccolo Natale che si ripete se di queste luci saprò essere testimone. Se da queste luci saprò farmi illuminare.

Feliz Navidad!

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