La città si svuota e il deserto si riempie

0

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via… (vedi Vangelo di Marco 1, 1-8).

Per leggere i testi liturgici di domenica 10 dicembre, seconda di Avvento “B”, clicca qui.

Il titolo del Vangelo. Gesù Messia e Figlio di Dio

Sono le prime parole del vangelo di Marco, il vangelo più antico. Si tratta, di fatto, del titolo: Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Gesù viene riconosciuto come “Cristo”, cioè Messia, inviato definitivo di Dio, da Pietro, a Cesarea di Filippo, nel capitolo 8. “Ma voi, chi dite che io sia?”, chiede Gesù. E  Pietro gli risponde: “Tu sei il Cristo”. Sul Calvario, invece, nelle ultime pagine del Vangelo, è il centurione, pagano che, “avendolo visto spirare in quel modo, disse: ‘Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!’”. Dunque, le prime parole del Vangelo ne riassumono le due parti: Gesù viene riconosciuto come Messia, Gesù viene riconosciuto come Figlio di Dio.

Il fascino del deserto e del profeta che vi abita

Subito dopo il titolo-sintesi, Marco presenta colui che, a sua volta, presenta il Messia Figlio di Dio: il Battista. Il suo aspetto esteriore è quello, da tutti conosciuto, dei nomadi poveri che si vestono di peli di cammello e si nutrono di cibi primitivi, come il miele selvatico depositato da api o vespe negli anfratti delle rocce. Ma soprattutto vive nel deserto: nel deserto i padri hanno fatto l’esperienza unica di Dio, mentre uscivano dall’Egitto e abbandonavano la schiavitù, diretti verso la Terra Promessa. È nel deserto che risuona la “bella notizia”. Giovanni predica la necessità di un battesimo, un bagno che sia il segno esteriore di una conversione interiore, del cuore: un vero distacco dai peccati. La sua predicazione ha successo. Tutti corrono da lui e confessano i loro peccati come primo passo del loro ritorno a Dio e del loro desiderio di cambiare vita.

Intanto, in mezzo agli ascoltatori sta uno “più forte” che battezzerà non con l’acqua, ma con lo Spirito Santo, cioè con la forza stessa di Dio. Di lui Giovanni non è neppure degno di sciogliere i legacci dei sandali, il gesto del servo verso il suo padrone.

Nel deserto risuona la bella notizia

Nel luogo più inospitale – il deserto – risuona la parola più gioiosa: la “bella notizia” della presenza di Dio in mezzo agli uomini. E lì dove nessuno vive, tutti corrono per farsi battezzare e per ascoltare l’annuncio del Battista: “Tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme”, racconta Marco. In un certo senso, la città si svuota e il deserto si riempie.

Curiosa e impressionante immagine. Nessun desiderio è più grande che dare senso a tutti i nostri desideri. Dove non si vive si vive bene se lì risuona la parola che dà un gusto nuovo al vivere. Si capisce che il tempo di avvento oscilli fra la messa in guardia dei segni fasulli e l’enfasi per i segni autentici. Il Battista è il messaggero che segnala la presenza del Messia e diventa così la parola che segnala la Parola. Per questo tutta Gerusalemme corra da lui.

Anche questo avvento può essere visto come l’esercizio indispensabile che ci porta a tralasciare i segni falsi e a concentrarci su quelli veri. Abbiamo una straordinaria sete di nuovi autentici Battista, di parole liberatrici in mezzo alle nostre ansie e alle nostre paure.

Share.

Lascia un commento