L’abolizione dei voucher: un rimedio peggiore del male. Il settore agricolo e quello turistico sono quelli più penalizzati

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Gettare il bambino con l’acqua sporca: un’efficace espressione della nostra lingua spiega perfettamente la stupidità di rimediare peggiorando. E così è stato con i voucher, come era stato ampiamente previsto quando su di essi addirittura si minacciò un referendum popolare.
Queste festività natalizie sono uno dei momenti clou nella richiesta di personale aggiuntivo soprattutto nei negozi, che vivono il loro mese di fuoco. Ma si sono appena concluse pure le vendemmie, altro settore che vedeva un largo utilizzo dei voucher come strumenti di pagamento di lavori saltuari, occasionali.
Ebbene, la realtà dimostra che il bambino è stato buttato via insieme alle magagne che comportava. Non c’è dubbio che negli ultimi tempi c’era stato un abuso del voucher come strumento di pagamento: troppi i casi di dipendenti veri, pagati però a suon di voucher e in uno stato di diritti totalmente negati. Ma bastava correggere la stortura, non eliminare quest’ottimo modo di compensare la flessibilità che aveva preso parecchio piede almeno nel Nord Italia.
Il voucher incorporava la retribuzione, i contributi previdenziali e quelli Inail; facile da acquistare, da usare e da incassare; è stato un valido metodo per combattere se non eliminare i pagamenti in nero. A quelli, ora, siamo spesso tornati perché ai vecchi voucher si è sostituito un metodo di pagamento (diversificato tra famiglie e imprese) che è quanto di più complicato e “respingente” si potesse immaginare.
Risultato? Problemi nel pagare il personale della stagione turistica, i raccoglitori nel settore agricolo – la Coldiretti ha perso ufficialmente le staffe –, chi si occupa di servizi alla persona o alla casa, le commesse dei negozi nei periodi “caldi”… Se ne lamentano tutti; i lavoretti più “marginali” (ottime occasioni di guadagno soprattutto per studenti e pensionati) sono spariti; quelli più consistenti hanno ripreso la via del nero. Pochi utilizzano i nuovi voucher; pochissimi quelli che alla fine hanno regolarizzato con contratto la posizione lavorativa proprio perché l’acqua sporca si poteva affrontare con un paio di norme severe e facili da rispettare (assunzione obbligatoria per chi veniva “pescato” a pagare stipendi con i voucher, ad esempio). Ma salvando il bambino.
È stato un pedaggio ideologico che questo governo ha voluto-dovuto pagare a certe componenti sindacali (tra l’altro, tra le maggiori utilizzatrici dei vecchi voucher!). Ma se un errore è stato, nulla vieta di rimediarvi in futuro.

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