L’attesa del Natale e le sue lucine

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La città è piena di lucine. Questo natale laico che tracima già all’inizio di dicembre che cosa ti suggerisce? Sei anche tu tra quelli che condannano o, dal monastero, cerchi comunque di capire? Lucia

A Natale “anche i muri mangino carne”

Le luci natalizie che da alcune settimane brillano nella nostra città e nei nostri paesi dovrebbero raccontare ed esprimere l’esultanza e la letizia per il Natale del Figlio di Dio nella nostra carne mortale, cara Lucia! Per se stesse, quindi, non sono contrarie, né tantomeno inutili alla celebrazione di questa solennità; è giusto, bello e persino commovente vedere le nostre città rivestirsi di luci, di colori e manifestare, ovunque, la gioia, la contentezza e tanta trepidazione per l’avvicinarsi di un evento che tocca i moltissimi ambiti dell’esistenza personale, familiare e sociale! L’Incarnazione del Signore, infatti, va celebrata con molta solennità! Niente e nessuno deve essere escluso da questa gioia!

San Francesco d’Assisi diceva che nel Natale del Signore, “anche i muri mangino carne, – e se questo non fosse possibile, almeno ne siano spalmati all’esterno”. Egli voleva che in questo giorno i poveri ed i mendicanti fossero saziati dai ricchi, e che i buoi e gli asini ricevessero una razione di cibo e di fieno più abbondante del solito.

Se potrò parlare all’imperatore — diceva — lo supplicherò di emanare un editto generale, per cui tutti quelli che ne hanno possibilità, debbano spargere per le vie frumento e granaglie, affinché in un giorno di tanta solennità gli uccellini e particolarmente le sorelle allodole ne abbiano in abbondanza»” (cfr. Vita Seconda di San Francesco d’Assisi).

Ma il Natale rischia di essere come un matrimonio senza gli sposi

Sappiamo bene, tuttavia, che questa ricorrenza è, nostro malgrado, assai strumentalizzata a fini esclusivamente commerciali ed edonistici così da snaturarla nel suo vero significato e ridurla a pura esteriorità: con superficialità abbiamo sostituito “il fine con i mezzi”, creando confusione e disorientamento. Se, infatti, dal Natale eliminiamo il protagonista principale, esso rimane completamente vuoto, nonostante l’abbondante consumismo. In questo caso è, allora, lecito chiedersi che senso ha colorare a festa le vie e le piazze delle nostre città e perché si investa moltissimo in luci, addobbi, pranzi, regali e musiche. Pensiamo a un matrimonio: se da una festa di nozze (e il Natale è realmente la festa di nozze tra il cielo e la terra) non consideriamo più gli sposi, per quale motivo la celebriamo?
Mentre ci apprestiamo ai consueti preparativi proviamo, allora, a lasciare risuonare nei nostri cuori questi interrogativi, ricordandoci che il Natale è esclusivamente a motivo di Cristo! Se non c’è Lui, non sussiste il Natale! Non esiste, perciò, il Natale laico e quello cristiano, perché il Natale o è a causa di Cristo o non è.
Restituiamo, perciò, “il cuore” a questa ricorrenza! Rimettiamo al centro della nostra gioia il significato per il quale è stata creata, voluta e celebrata dall’inizio del cristianesimo, attenti a non confonderla con una bella favola che tocca la nostra emotività e che, purtroppo, con il sopraggiungere dell’Epifania, svanisce nel nulla.

Dio irrompe nella nostra umanità. “Esultate e godete molto”

La solennità del Natale del Signore celebra il memoriale dell’irrompere di Dio nella storia dell’umanità e di ogni persona. Prendendo la forma della nostra natura umana, egli la eleva sino al cielo! Ascolta leparole della nostra madre santa Chiara: “

Se, dunque, tale e così grande Signore, scendendo nel seno della Vergine, volle apparire nel mondo come uomo spregevole, bisognoso e povero, affinché gli uomini – che erano poverissimi e indigenti, affamati per l’eccessiva penuria del nutrimento celeste –, divenissero in Lui ricchi col possesso dei reami celesti; esultate e godete molto, ripiena di enorme gaudio e di spirituale letizia.

Questo e soltanto questo è, per il battezzato, il motivo della festa e della gioia! Anche il profeta Isaia, nella messa della Notte di Natale, ci invita alla gioia e all’esultanza, perché: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda” (Is 9,1-2).
Se questo è il cuore della nostra festa, allora è necessario celebrarla al meglio, senza…“badare a spese”, sull’esempio di quel “famoso” padre misericordioso che, per esprimere la gioia del ritorno a casa del proprio figlio minore, non esita ad ammazzare il vitello grasso, a mangiare e fare festa, allietato persino dall’orchestra del villaggio (cfr Lc 15).

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