Nembro, una parrocchia a colori: “La vera sfida per il futuro è raggiungere i giovani”

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Prende il via da oggi, in collaborazione con L’Eco di Bergamo, un viaggio del settimanale diocesano Santalessandro.org nelle parrocchie. L’intento è scoprire e valorizzare le attività che vengono svolte, spesso in silenzio, dalle comunità, creare occasioni di incontro e di confronto, aprire nuovi canali di comunicazione, cogliere le trasformazioni in atto nelle comunità cristiane e le tendenze per il futuro. Sul giornale del 6 dicembre trovate un racconto che si snoda su due pagine. Qui sul sito aggiungiamo ai testi, un po’ arricchiti da qualche approfondimento in più, alcuni materiali multimediali: video e gallery.

Non è più il tempo dei grandi numeri nelle parrocchie. Come spiega don Santino Nicoli, parroco di Nembro, la partecipazione alle attività e alle celebrazioni si può stimare intorno al trenta per cento, ed è comunque una buona percentuale. Non è più il tempo della religiosità popolare di massa, delle folle alle processioni. È piuttosto un’epoca di piccoli gruppi, di sperimentazioni, di relazioni da costruire per trasformarle in mattoni della casa del futuro. E’ questo che succede nella parrocchia di Nembro, come risultato di un lavoro di squadra tra i preti e i laici che gestiscono le attività quotidiane della comunità.
Quella dell’oratorio è una porta aperta sulla piazza del paese. Un’immagine che descrive bene – anche dal punto di vista simbolico – l’atmosfera che si respira in parrocchia: una casa accogliente, in cui c’è tanta gente che va e viene e ognuno può trovare un posto. Non solo chi “appartiene” per scelta e per elezione a questo ambiente, ma anche tutti gli altri: anche chi guarda oltre la porta e azzarda un passo solo per curiosità.
Ecco perché l’oratorio diventa allo stesso tempo un presidio di frontiera, in cui bisogna misurarsi ogni giorno con le emergenze e le fragilità. Anche quelle oltrepassano facilmente la porta.
“La nostra – spiega il parroco – è una comunità molto variegata. Intorno alla parrocchia centrale ci sono le vicinie: Viana, San Nicola, San Faustino, San Vito, piccole comunità molto vivaci che ne arricchiscono le attività. La vita della parrocchia diventa così davvero il frutto di un’intensa collaborazione e condivisione, anche da parte dei cinque sacerdoti presenti”. Accanto al parroco operano don Matteo Cella, direttore dell’oratorio, don Giuseppe Belotti, impegnato in numerose attività di formazione, monsignor Martino Lanfranchi e don Agostino Salvioni. C’è poi una stretta collaborazione anche con don Arturo Bellini, incaricato per Gavarno, e don Roberto Zanini parroco di Lonno. “Anche tra noi preti – spiega don Santino – abbiamo ogni settimana momenti di incontro, formazione e coordinamento, ci confrontiamo sulle attività e sulla predicazione”.
Se non c’è più una partecipazione “di massa” alle processioni o alle celebrazioni festive come avveniva in passato, oggi comunque “La qualità della presenza e dell’impegno – osserva don Santino – sono molto alti, e ci sono tante famiglie giovani”. In questo quadro gruppi e associazioni rappresentano una grande ricchezza: “Mettono in movimento tante persone, e allo stesso tempo lavorano in modo autonomo. Ci sono per esempio gli scout, la San Vincenzo che ricorda quest’anno il novantesimo anniversario, un traguardo molto significativo, i gruppi di preghiera e di formazione delle famiglie, il corso per fidanzati con una partecipazione molto ampia, in tutto sono 51 coppie, i genitori dei ragazzi che si preparano ai sacramenti”.

Foto e video dei servizi su Nembro sono di Gianvittorio Frau

La sfida più grande per il futuro è coinvolgere i giovani: “L’oratorio cammina con il suo ritmo ma poi deve riuscire a far arrivare i ragazzi nella comunità degli adulti, questo è il passaggio più difficile, anche se ci stiamo lavorando con passione. Non sempre è facile creare attività condivise, in questa società ognuno tende ad andare per conto suo”. L’oratorio è sempre in prima linea, con attività che spaziano dalla catechesi all’animazione, dallo sport alla cultura. “Il nostro è un oratorio abbondante – spiega don Matteo Cella – perché chi arriva viene colpito dalla varietà e dall’ampiezza degli spazi e degli ambienti; è variopinto perché ci si ritrovano persone di ogni età, una varietà a volte un po’ faticosa, perché le esigenze da conciliare sono tante. È un oratorio movimentato, non si finisce mai: siamo contenti che sia così, perché questo lo rende un posto interessante e vivo dove non ci si annoia mai. Ci piace cercare sempre nuove strade per entrare in contatto con la realtà, la società, la cultura che ci circonda”. Sono legati al l’oratorio l’Associazione sportiva David, con 250 ragazzi iscritti, 12 squadre di calcio delle diverse fasce d’età, tre di tennis-tavolo e tre di calcio balilla; il cineteatro, la redazione del Nembro Giovane, mensile allegato al bollettino parrocchiale, formata da una quindicina di giovani che attraverso i loro articoli trasmettono il loro sguardo sulla realtà. L’oratorio è molto presente sui social network con una pagina Facebook, Instagram, un canale YouTube: “Questi canali – sottolinea don Matteo – rappresentano una parte importante della vita dei giovani e se vogliamo parlare con loro dobbiamo esserci, mantenendo il nostro stile. È nella natura dell’oratorio avere un messaggio da trasmettere e trovare modi diversi e fantasiosi per farlo”. Si sono concluse in questi giorni le attività di “Come on”, tre settimane di incontri e laboratori proposte come “segno” ai ragazzi per dare spessore al loro tempo libero e stimolarli a coltivare delle passioni. “È un modo – spiega don Matteo – per far scoprire a tutti la bellezza dell’impegno”. L’idea di fondo è che si possono trasmettere messaggi importanti anche attraverso attività semplici come la gestione del bar: ogni mattina, per esempio, viene allestito un angolo con gli ingredienti per una colazione sana, come i centrifugati di frutta e verdura, pane fresco, brioches, marmellate: “Così invitiamo i ragazzi – spiega Serenella, una delle volontarie – a conoscere e a consumare i prodotti di stagione, una scelta che ha anche risvolti etici ed è rispettosa dell’ambiente” . Al bancone ci sono mamme e papà della parrocchia: sono una sessantina i volontari che si alternano nei diversi turni. Il bar è molto grande e dispone di un video proiettore, nei weekend le partite si guardano insieme. Nei pomeriggi dei giorni feriali all’oratorio c’è un educatore che segue in particolare gli adolescenti e svolge attività di animazione e prevenzione, anche al bar, che d’inverno diventa una specie di “cortile al coperto”, in cui molti cercano rifugio. C’è uno spazio compiti al quale partecipano una settantina di bambini e ragazzi della scuola primaria e delle medie per due pomeriggi alla settimana. La catechesi si svolge di venerdì e di sabato. La sera ci sono tante attività sportive, dall’arrampicata al parkour fino alle scuole di ballo. Nel weekend arrivano anche i genitori e le famiglie, così in questa zona di “confine” si gioca la sfida quotidiana di costruire insieme una comunità aperta, disposta a mettersi in gioco e a farsi carico anche delle situazioni più fragili e difficili, creando con le attività quotidiane “ponti e non muri” con le altre realtà del territorio.

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