Prendersi cura dei boschi abbandonati: un progetto per difendere l’ambiente e creare lavoro

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Con il verificarsi dell’abbandono del territorio montano e delle attività rurali legate all’ambito forestale economicamente svantaggiate sono notevolmente aumentati i rischi per l’incolumità pubblica talvolta legati anche a questioni di natura idrogeologica. Dai territori emerge la necessità di sviluppare azioni per riequilibrare il valore e le funzioni degli alberi e del bosco: scopi protettivi, bioecologici e naturalistici nonché produttivi. In particolare, la loro presenza e la loro corretta gestione mette in risalto la bellezza dei luoghi e migliora l’ambiente, svolgendo un ruolo importantissimo anche per il benessere fisico e psicologico dell’uomo nonché i positivi effetti sulla regimazione delle acque e sulla stabilità del territorio. Per queste ragioni all’interno dell’Osservatorio da qualche anno è iniziata una riflessione intorno a questo tema, organizzato dai Vicariati in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale Sociale. Alcuni appezzamenti boschivi abbandonati nella nostra Provincia risultano di proprietà della Chiesa di Bergamo e, spinti anche dalle indicazioni di Papa Francesco, vogliamo proporre e promuovere questo progetto. L’idea principale è quella di “dare valore” ad una risorsa che è dimenticata/abbandonata e restituire la sua potenzialità al territorio attraverso i vicariati. Questo può essere fatto attraverso alcune azioni che possono essere così identificate:

  • Individuazione della superficie boscata;
  • Affidamento al Vicariato e messa a bando della gestione del bosco a cooperative/società del territorio che abbiano le caratteristiche per operare regolarmente ed in sicurezza;
  • Introiti gestiti direttamente dal vicariato per promuovere attività di pastorale sociale (per esempio un gruppo di vicariati potrebbe supportare la creazione di uno sportello lavoro, oppure borse di studio per studio o altre attività per agevolare l’accesso al mondo del lavoro) che risultano importantissimi in contesti disagiati come quelli montani.

Si sono tenuti diversi incontri e in via sperimentale si è pensato di iniziare a “pensare” di sviluppare il progetto sul vicariato di Gromo. Il progetto vuole fare da “tracciante” per creare un volano positivo di utilizzo di risorse, attualmente abbandonate, in una prospettiva di sviluppo sostenibile delle piccole realtà montane che stanno vivendo un forte disagio. In alcuni luoghi si stanno sviluppando cooperative per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale e persino la vendita della produzione in eccesso. Questo semplice esempio indica che, mentre l’ordine mondiale esistente si mostra impotente ad assumere responsabilità, l’istanza locale può fare la differenza. E’ lì infatti che possono nascere una maggiore responsabilità, un forte senso comunitario, una speciale capacità di cura e una creatività più generosa, un profondo amore per la propria terra, come pure il pensare a quello che si lascia ai figli e ai nipoti. Lo sviluppo di un’ “ecologia integrale” permette di aumentare la consapevolezza della comunità sull’importanza di salvaguardare e Custodire il Creato. A livello socio-economico di sviluppare un maggior indotto a livello locale e maggiori possibilità occupazionali. A livello ambientale promuovere lo sviluppo di energia sostenibile garantendo ordinarie attività di manutenzione forestale e di presidio del territorio e mantenendo un grado di sicurezza idrogeologica maggiore.

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