Televisore addio: è un oggetto ormai obsoleto. Il critico Mariano Sabatini: “Gli schermi si moltiplicano. Siamo sempre più distratti”

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Addio TV, nel nostro Paese è in atto una piccola rivoluzione. Il grande schermo televisivo che dai mitici anni Sessanta troneggiava nel salone degli italiani, rischia a breve di andare in soffitta. Infatti, nel 2017 le vendite in Italia di apparecchi tradizionali sono crollate circa del 10% rispetto allo stesso periodo del 2016. Meno 12,2% nel 2015, poi +3,7 nel 2016 a causa dei Mondiali di calcio. Un po’ differenti sono le percentuali del volume d’affari influenzate dalla corsa agli acquisti con tecnologia più moderna rispetto ai full HD, come la 4K con schermi Oled o Qled: -11,4 per cento nel 2015, +5,6 nel 2016 e -5,8 2017. Quale il motivo, chiediamo al critico televisivo Mariano Sabatini. «Rispondo come osservatore più che da critico televisivo. È un fenomeno che riguarda tutta la fruizione dei contenuti. Credo che ci sia un calo dell’acquisto degli stereo, dei telefoni e dei Computer fissi. Abbiamo tutti in mano la strumentazione tecnologica applicata alla fruizione dei contenuti con cellulari, tablet e pc portatili e andiamo verso l’alleggerimento di quella che riteniamo in eccesso. Nella mia famiglia ciascuno di noi possiede il proprio cellulare, il telefono fisso squilla solo per i call center, ecc… e sto pensando seriamente di togliere la linea fissa, non serve più a niente. Presi come siamo da impegni vari soprattutto legati alle varie chat, ai vari social network vogliamo gestirci quel poco tempo che ci rimane per dedicarlo alla lettura, alla visione di film e di programmi televisivi elidendo tutte quelle cose che non ci interessano. Ciascuno di noi si costruisce un proprio palinsesto personalizzato con emittenti online come Netflix, Infinity o Rai Play che ti consente di vedere film e serie tv quando e come vuoi, e si riaprono nel punto dove avevi lasciato. Da parte mia accendo la televisione sempre meno, giusto per seguire i vari Tg e la seguo sul PC se vengo a sapere se c’è un film o un programma che mi interessa, recuperandolo sull’offerta telematica dei siti delle varie emittenti. Anch’io mi costruisco il mio palinsesto, come fanno tutti, soprattutto i giovani. Ma sarà sempre di più così, i televisori vengono acquistati dalle persone di cinquanta/sessanta/settanta anni che non hanno dimestichezza con il computer. È sempre più un uso “anziano” quello del televisore. Quindi il televisore è uno strumento obsoleto» puntualizza il temuto critico televisivo giornalista e scrittore (con il suo romanzo d’esordio “L’inganno dell’ippocastano” edito da Salani nel 2016 ha vinto il Premio Romiti Opera Prima), nato a Roma nel 1971. Sabatini che ha condotto rubriche su radio nazionali e locali, e come commentatore è molto presente sui grandi network, ripensa alla televisione di trent’anni fa «quando mio nonno seguiva il “Processo” di Biscardi. Adesso quelli che seguono i programmi di calcio in realtà li guardano solo per assistere alle risse in tv».
Mariano, il crollo delle vendite è l’effetto di quella che da anni viene chiamata la televisione “in qualunque momento e ovunque”?
«Sì, i massmediologi parlano di “televisione diffusa”, anche in relazione al fatto che noi viviamo osservati dalla televisione, dagli occhi delle telecamere ovunque andiamo. La televisione diffusa è sì quella che ci controlla 24 ore su 24, ma è anche quella che noi guardiamo quando invece ne abbiamo voglia e bisogno».
Se è vero che è di cinque ore la media del tempo trascorso dagli italiani davanti al piccolo schermo, i Millennial sono sempre incollati a uno schermo, che spesso è quello dei dispositivi portatili, smartphone, tablet e pc. Ce ne vuole parlare?
«Non sono solo i Millennial, ma anche quelle persone alienate, ma lo siamo un po’ tutti, che demandano all’uso di questi strumenti la loro percezione di esistenza in vita. Tutti noi viviamo chi più, chi meno, alcuni in modo patologico, questo rapporto. Non è solo dei giovani. Io osservo alcuni quarantenni e cinquantenni, i quali rasentando il patetico continuano a volersi sentire giovani assecondando questi impulsi che rispondono all’illusione di tenersi in contatto senza soluzione di continuità. In realtà è solo un’illusione. Più stiamo attaccati a questi strumenti, più siamo isolati. Soli. È una rassicurazione che ci diamo, ma nel momento in cui ce la diamo e la cerchiamo, è già il momento di allarmarci. Ci prendiamo in giro, crediamo di saper gestire il nostro tempo, in realtà non facciamo altro che frastornarci. Siamo diventati persone distratte che si fanno distrarre da qualsiasi sollecitazione».
Possiamo dire che la moltiplicazione degli apparecchi di accesso e degli operatori dei servizi ha fatto sì che oggi si consumino più contenuti non soltanto negli spazi domestici tradizionali e nei tempi canonici della visione?
«Sì, nel senso che l’intento della moltiplicazione degli strumenti è quello. La fruizione di questi contenuti si è fatta superficiale, quasi ininfluente, distratta, già la visione della televisione era una visione, come dire, di apertura e di disponibilità. Ci si metteva seduti sul divano, magari con una bibita in mano, le luci giuste, con una disposizione d’animo giusta: “Vediamo cosa mi offre la televisione”. Oggi la disposizione d’animo è totalmente cambiata: “Vediamo cosa posso trovare che mi interessa”. Allora era una visione passiva, ora è una visione attiva, anzi attivata. Siamo tutti più informati ma a livello superficiale. Conosciamo i titoli dei fatti che accadono, raramente leggiamo l’intero articolo. Vediamo i titoli dei Tg con attenzione ma dopo iniziamo a mangiare, a parlare tra di noi, e la voce del Tg fa da sottofondo. Se vedo un film sul cellulare o sul tablet, è più facile che lo porto in giro, anche fuori di casa. Questa diventa una visione disturbata da ciò che mi accade intorno o da quello che faccio accadere intorno a me».
L’apparecchio tv tradizionale continua a mantenere il primato tra gli schermi con cui consumare contenuti televisivi, infatti, secondo i dati dell’Osservatorio sul 2016, il 74% del campione usa sempre o spesso la tv principale della propria casa, soprattutto per tempi di visione che superano l’ora. Dunque lo schermo televisivo non ha perso la sua antica funzione di focolare moderno?
«No, l’ha perso da parecchio tempo. Penso che siano solo gli adulti e gli anziani a rimanere davanti alla tv più di un’ora di seguito. Le mie due figlie non le vedo mai davanti alla televisione, se le convinco a vedere insieme un film, la loro è una visione “sofferta”, interrotta da uno o più sguardi ai loro rispettivi cellulari. Non resistono, perché la soglia di attenzione, via via che si abbassa l’età, è sempre più bassa. È sempre più raro che ci sia un solo televisore in casa, è sempre più frequente che la moglie veda la tv in cucina, mentre il marito segue lo sport in salone. Più che di focolare moderno riferito al televisore, piuttosto io parlerei di tanti “focherelli” in casa. A volte è un camino che prende la forma di un televisore tradizionale, a volte è un braciere che si tiene tra le mani e che assume la forma di un cellulare o di un tablet. Il focolare è andato».

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