Addio a don Emilio Mayer, il prete del cinema: “E’ stato un sacerdote di frontiera nel mondo della comunicazione”

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“Un uomo pragmatico”. Così mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede, ricorda don Emilio Mayer, scomparso oggi all’età di 99 anni. Il sacerdote è stato presidente dell’Acec dal 1981 al 1999. E mons. Viganò ricorda gli anni in cui lo ha conosciuto, nel 1991, a Milano. “Un uomo che già all’epoca era un’istituzione non solo bergamasca ma nazionale. Ricordo, in particolare, un’esperienza come Acec Lombardia: l’acquisizione dei diritti del film rimasto senza distributore in Italia ‘La settima stanza’ sul cammino spirituale di Edith Stein”. Nelle parole del prefetto, alcuni dei meriti più grandi di don Mayer: “Ha aperto la strada a rinnovati corsi di formazione, dopo gli storici incontri dell’Amendola, quando al film si interessavano moltissimi sacerdoti e non pochi vescovi”. Come presidente nazionale dell’Acec, sottolinea mons. Viganò, “ha accolto lo stile innovatore nella rivista, nelle scelte delle modalità dei campi di formazione, nell’apertura d’interesse per il cinema anche all’ambito della catechesi. Di lui si ricordano soprattutto le schede cinematografiche che raccoglievano le maggiori recensioni dei film usciti: un bagaglio enorme molto utile anche a studiosi e a ricercatori”. Secondo il prefetto, “con lui si conclude un’epoca dell’associazionismo cinematografico cattolico iniziato con la passione e la competenza di don Gafuri e don Ceriotti, con l’arguzia teologica di mons. Pignatiello, con la forza di don Cubattoli di Firenze”. Un’intuizione particolare di don Mayer, segnalata da mons. Viganò, è quella di aver capito come “la questione cruciale della produzione culturale fosse la distribuzione”: “Creò così una struttura a Bergamo che distribuiva i film per le numerose sale su un territorio complesso come quello bergamasco, che ha città e cittadine, ma che non può permettersi di abbandonare le valli con i molti cinema parrocchiali”.
“Don Emilio Mayer è stato un ‘prete di frontiera’ sul versante della comunicazione”. Sono le parole di don Adriano Bianchi, presidente dell’Associazione cattolica esercenti cinema (Acec), nell’accogliere la notizia della scomparsa, oggi, di don Emilio Mayer, “il prete del cinema” di Bergamo, storico direttore del Servizio assistenza sale (Sas) della cittadina lombarda dal 1965 al 2008, nonché presidente dell’Acec dal 1981 al 1999. “Don Emilio ci teneva molto – ha aggiunto don Bianchi – che anche i giovani preti fossero introdotti all’arte cinematografica, che riteneva fondamentale per il loro cammino di formazione”.
Come ricorda la nota stampa dell’Acec, don Emilio Mayer è stato promotore dei cineforum nelle Sale della comunità lombarde, organizzando numerosi incontri alla settimana sul territorio. E proprio riguardo all’attività cineforiale, don Mayer era solito sottolineare: “Se in chiesa parla solo il sacerdote nelle sale dei nostri oratori parla anche la gente. C’è dialogo e questa è un’occasione preziosa per pre-evangelizzare. Molto spesso ho visto partecipare ai cineforum, anche attivamente, persone che non avevano mai messo piede in chiesa”.
Cinema, dunque, come spazio di incontro e dialogo, scoperto sin dall’inizio del ministero sacerdotale. “Come prete – diceva sempre don Mayer – sono partito da un cinema considerato ricreazione e divertimento per scoprirne poi la componente culturale e pastorale. A Gandino, dove ero curato nel ’45, ho cominciato con il cineforum in una sala senza vetri per via di uno scontro tra partigiani e repubblichini e la gente veniva al cinema portandosi un mattone riscaldato per non gelare”. Il segretario generale dell’Acec, Francesco Giraldo, ricordando don Emilio Mayer, ha dichiarato: “Sotto la scorza di un carattere apparentemente ruvido si celava un’umanità sensibile e una fede inquieta di chi è sempre alla ricerca di risposte mai consolatorie, come era del resto per i film che don Emilio prediligeva”.

(Foto Agenzia Sir)

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