Gli insegnanti del Seminario sotto tiro. Per i nuovi crociati la teologia è un lusso inutile

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don Maurizio Chiodi, docente di Teologia Morale nel seminario di Bergamo

La provocazione per questo scritto mi viene dagli attacchi che, in queste settimane, su vari siti e soprattutto sui social networks, hanno colpito sacerdoti della nostra diocesi: don Maurizio Chiodi, ordinario  di Teologia Morale alla Facoltà Teologica di Milano, presso il Seminario di Bergamo  e membro della Pontificia Accademia per la Vita, per nomina di Papa Francesco, e don Manuel Belli, docente di Teologia Sacramentaria e Trinitaria nel nostro Seminario, oltre che educatore dei seminaristi del liceo. La loro “colpa”? L’aver fatto il loro mestiere, ossia i teologi. In particolare, nell’occhio del ciclone sono stati una conferenza di don Maurizio presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma sul capitolo VIII di Amoris Laetitia e un breve saggio di don Manuel che prova ad analizzare i limiti del linguaggio teologico inerente la presenza reale del Signore nell’Eucarestia.

Il diritto di opinione non è diritto di offesa alla persona

Ora, che il dissenso, anche in Teologia, sia legittimo, è dal mio punto di vista innegabile. Ma c’è dissenso e dissenso, e, soprattutto, c’è un diritto di opinione che non deve essere confuso col diritto di offesa alla persona. Si è letto di tutto nei commenti: offese pesanti, messa in discussione dei titoli accademici e della docenza, perfino si è giunti a vergognosi richiami all’assassino di Yara, per il solo fatto che uno dei docenti è nativo di Brembate, come la povera ginnasta barbaramente uccisa. Ma, oltre a questo, quello che è grave è l’assoluta inconsistenza dei commenti teologici, di fatto inesistenti.

La teologia non è un commento al catechismo

Tutto quello che alcuni critici sanno fare è tacciare di eresia il pensiero dei teologi opponendo una pagina del Catechismo e testi che nulla hanno a che vedere con i dogmi della Chiesa, denotando così un concetto di Teologia inaccettabile, che vede quest’ultima come semplice commento del Catechismo e del Magistero. Ora, che il Magistero della Chiesa, come ricorda anche  don James Organisti, filosofo dell’Università di Bergamo, sia “fonte imprescindibile per la Teologia”, è sacrosanto; tuttavia, pur nella fedeltà alla Parola di Dio, al Magistero e alla Tradizione (autentica), la Teologia è chiamata a “trovare strade per comprendere ancora più profondamente l’esperienza della fede cristiana”.

I cattolici più cattolici degli altri

Le offese scagliate contro i teologi con modalità espressive violente e offensive non hanno la minima giustificazione e rendono ridicola la pretesa di certi soggetti di porsi come i cattolici autentici che si fanno paladini dell’autenticità della fede e dell’ortodossia della Teologia (spesso senza avere alcuna competenza teologica, se non quella da improbabili autodidatti). Ciò che serve non è mettere in discussione le persone con vergognose insinuazioni né minacciare il ricorso alla Congregazione per la Dottrina della Fede (per carità, facciano pure gli inquisitori se li fa sentire importanti..), ma confrontarsi seriamente sulla cultura teologica, portando argomenti e competenze.

Da parte mia, sono vicino con la preghiera a don Maurizio, don Manuel e a tutti coloro che si prendono cura della dimensione culturale della fede: a loro vanno la solidarietà e l’incoraggiamento a continuare il loro lavoro da parte mia e, spero, di tutta la nostra comunità diocesana.

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  1. Stefano Del Corno on

    Il panorama dei cattotalebani è ricco di esponenti chiassosi… Un filone di cattolici che amano sedere all’estrema destra del padre. Un filone di cattolici più realisti del re. Un filone rumoroso e fastidioso. Indimenticabili le uscite di quel sito… come si chiamava? Ah si, sfruttavanoil nome latino del Pontefice: Pontifex.Roma… Epica la loro sfuriata contro Jovanotti (colpevole di aver parlato in TV del preservativo) ed altrettanto epico (o rivoltante) il modo in cui strumentalizzarono la morte di un giovane triestino, travolto dal crollo del palco che stava aiutando a costruire. Secondo i fini “teologi” di Pontifex.Roma la colpa del crollo era da attribuire a Jovanotti: si trattava infatti del palco per il suo concerto. Questi autoproclamati “fedeli a Roma ma…” sono davvero una spina nel fianco per i veri cattolici. Non hanno il coraggio di unirsi a Lefebvre ma continuano ad affermare di essere i detentori della vera conoscenza della Chiesa… Vergognoso!

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