La casa del vescovo. Un libro per scoprire Città Alta da un particolare punto di vista

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Una prima ricognizione dell’antica storia della «casa del vescovo», con le sue realtà e pertinenze. È il contenuto del libro «La casa del vescovo. Scoprire qualcosa di Bergamo Alta da un particolare punto di vista» (edizioni Bolis). Scritto da don Bruno Caccia, addetto dell’Ufficio diocesano beni culturali ecclesiastici, e da Paola Dolci, collaboratrice dello stesso ufficio, è stato presentato venerdì pomeriggio 26 gennaio nel salone Giovanni XXIII della Curia, durante un incontro moderato dal giornalista Paolo Aresi. Folto il pubblico presente, fra cui il vescovo Francesco Beschi, alcuni vicari episcopali, monsignor Giulio Dellavite, segretario generale della Curia, e rappresentanti di Fondazione Mia, Collegio geometri, Fondazione Banca Popolare, Edizioni Bolis. L’incontro, introdotto dai saluti di don Fabrizio Rigamonti, direttore degli Uffici diocesani pastorale della cultura e dei beni culturali, ha visto alternarsi gli interventi dei due autori, che hanno evitato un linguaggio da addetti ai lavori. «Dalla primitiva ipotetica abitazione accanto alla Cattedrale di San Vincenzo — hanno detto — la residenza del vescovo diventa la domus St. Vincentii. Accanto a questa, in una data imprecisabile e fino al 1296, si affianca la domus S.ti Alexandri che poi, andata distrutta la domus S.ti Vincentii, diventa la casa del vescovo fino al 1905, quando viene ricavato nuovo attuale episcopio».

Anche con l’uso di diapositive, i due autori hanno ricordato che nell’ambito della casa del vescovo si inseriscono sia realtà ad essa legate, come la cappella di Santa Croce, l’antico acquedotto cittadino, la perduta chiesa di San Biagio e le scuderie, sia varie pertinenze, come Santa Maria Maggiore, la Cappella Colleoni, il Battistero, il passaggio coperto Patirani e le strutture comunali. Don Caccia ha infine ricordato le quattro ex dimore o possedimenti vescovili extraurbani: il castello di Almenno, vicino al santuario mariano; il palazzo di Ardesio; la residenza di Gavarno Vescovado; il castello e la villa di Gorle.  «Questo libro — hanno concluso gli autori — vuol essere una prima ricognizione di una storia che dal V secolo giunge ai nostri giorni».

È seguito l’intervento del vescovo, che ha ringraziato gli autori e quanti hanno collaborato nelle ricerche. «Il nome della casa del vescovo è episcopio — ha detto monsignor Beschi —, cioè casa dell’episcopo, di colui che ha il mandato nella Chiesa “di guardare dall’alto”. Questo non è un privilegio, ma è abbracciare con sguardo ampio la realtà che ci circonda». Ricordando che il suo appartamento è posto in posizione elevata che gli fa intravedere i contrafforti del Resegone e delle Valli Brembana e Seriana, il vescovo ha confidato che quando si alza di prima mattina prega «per tutte le persone che si sono svegliate prima di me e con un pensiero particolare ai carcerati e alle loro famiglie».

Per chi lo desidera martedì 30 gennaio alle 15 è possibile la visita guidata gratuita dell’episcopio (prenotazione obbligatoria a benimobili@curia.bergamo.it).

 

 

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