La lezione di coraggio di Carolina Kostner. Cade, si rialza e vince una medaglia

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Sei in mezzo alla pista e aspetti la musica. Tutti ti guardano, aspettano solo te, in silenzio. Altre ragazze qui hanno la metà dei tuoi anni, che quando tu già brillavi loro ancora gattonavano. L’indomani qualche giornale ti chiamerà “Miss longevità”, una highlander di 31 anni.
In piedi prendi la tua posizione, cerchi la concentrazione e l’immedesimazione. Parti, lieve e flessuosa come un bambù, che hai deciso di vestirti di verde, in tuta, mentre le altre hanno scelto il vestitino da ballerina e le sfumature del rosso. Meno di venti secondi e cadi. Con grazia, come solo tu sai fare, ma cadi. Un’altra avrebbe gettato tutto alle ortiche, ma tu sei Carolina Kostner e ti sei già rialzata da colpi anche più duri di questo. Così prosegui come se il tonfo facesse parte del programma, anche se poi i salti successivi si abbassano e si smorzano: i tripli diventano doppi, le giravolte in aria si fanno incerte. Eppure la tua è una danza, ti muovi con la leggerezza delle fatine dei boschi sulle note del “Preludio al pomeriggio di un fauno” di Debussy.
Alla fine sulla pista piovono fiori e peluches mentre ti inchini e saluti senza mai perdere un grammo di sorriso, anche quando scuoti la testa bionda convinta di essere fuori dal podio. E invece questi campionati europei ti fanno salire sul terzo gradino con un bronzo cercato e sudato. È l’undicesima medaglia continentale consecutiva in 14 partecipazioni complessive (cinque gli ori) ed è record.
Persino De Gregori sarebbe d’accordo: un pattinatore lo vedi dal coraggio, dallo stile e dalla fantasia.
Ha vinto Carolina, nonostante gli errori, nonostante i tanti fattori che le giocavano contro. A partire dal campo. Durante le esibizioni della Medvedeva o della Zagitova il pubblico partecipa, batte le mani a tempo, si infiamma. Giocano in casa, loro. Tecnica perfetta, nessuna sbavatura. Ma per danzare, sui pattini come nella vita, ci vuole l’armonia, l’eleganza, l’arte di scivolare e soprattutto di sapersi rialzare quando si cade. E questa è una grazia che impari, sì, ma che devi avere dentro. Magari, strada facendo, con qualche aiuto che sai trovare guardando in alto, un gancio in mezzo al cielo direbbe qualcuno. Carolina lo sa: “La fede in Dio mi aiuta a credere nei miei sogni, specie nei momenti più difficili”.
E c’è molto di difficile nel veder interrotte nello stesso momento una grande storia d’amore e una carriera sportiva. Una doppia caduta, rovinosa, perché con il cuore è caduto anche il piedistallo. Anche qui, altre (e altri) non si sarebbero rialzati. Due anni lontana dalle gare, molto di sé da ricostruire.
“Ho imparato un’altra cosa – aveva detto in un’intervista a Tuttosport -: che la strada non scorre mai dritta, nella vita. E bisogna essere pronti ad affrontare le curve”. Perché le curve nella vita ci sono e non sempre sono segnalate o illuminate o le stiamo prendendo alla giusta velocità. Crescere è anche imparare a guidare lungo le strade della vita, acquisendo esperienza nel dosare freno e acceleratore, cambiando marcia a seconda del percorso, tenendo sotto controllo olio, acqua di raffreddamento e livello del carburante.
Andrè Agassi è uno che di sport, di fatica, di caduta e di risalita se ne intende. Nella sua (auto)biografia “Open”, a un certo punto scrive: “Anche diversi giornalisti sportivi riflettono sulla mia trasformazione e quella parola mi amareggia. Penso che non colpisca nel segno. La trasformazione è un cambiamento da una cosa in un’altra, ma io quand’ho cominciato non ero niente. Non mi sono trasformato, mi sono formato”.
Ecco, la chiave è qui: formarsi, per diventare adulti davvero. Oggi va tanto di moda parlare di resilienza, proprietà da metalli, quando bisognerebbe tornare alle più umane categorie della tenacia, dell’impegno, dell’umiltà. Della responsabilità anche. Quella che ti fa prendere coscienza degli errori e ti fa capire dove vuoi andare e cosa vuoi fare. Il successo non è un destino già scritto in mano a pochi eletti, ma si costruisce, si coltiva, si fatica. Non basta il talento, ci vuole applicazione e perseveranza, sennò si spreca ed è peccato. In tutti i sensi.Emanuela Vinai

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