I valori evangelici sono diventati laici. La Chiesa rischia di essere colpita dalla malinconia dell’inutilità

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Il discorso di Macron alle Autorità religiose di Francia, tenuto il 4 gennaio a Parigi, ha lasciato una qualche scia nel mondo cattolico. Qualcuno è rimasto deluso: nulla di nuovo sotto il sole! Macron si limiterebbe a ribadire il carattere privato della fede religiosa, verso la quale si dimostra assai rispettoso. E in questa riduzione intimista consisterebbe la laicità. Ma, non appena la fede, con i suoi contenuti etici, pretenda di manifestarsi in pubblico e di farsi valere, allora la laicità compare con il suo vero volto intollerante, nel nome della République. Il pugno di ferro della laïcité  sarebbe solo nascosto da un guanto di velluto. Per altri, in Italia saremmo già più avanti. Il “Libera Chiesa in libero Stato” di Cavour non avrebbe il tono integralistico della laïcité.

La Chiesa ricacciata verso una condizione precostantiniana

Quale che sia l’esegesi più adeguata del suddetto pensiero, dietro queste diverse interpretazioni stanno inquietudini più profonde, che non sono soltanto di tipo teologico/filosofico. Sono esistenziali, nel senso letterale del termine: che senso ha l’esistenza della Chiesa? Sì, perché se i valori di origine cristiana – liberté, égalité, fraternité  – sono ormai la base del senso comune laico, dell’etica pubblica e delle leggi; se il credente non deve più fare guerre ideologiche per farsi riconoscere; se, insomma, i valori cristiani sono diventati laici… ne consegue che la Chiesa dei credenti ha vinto, ma è divenuta inutile. Se dall’ostilità verso i credenti si passa all’indifferenza, essi rischiano di essere colpiti dalla malinconia dell’inutilità. E’ come se la Chiesa fosse risospinta all’indietro, verso una condizione pre-costantiniana, senza però le persecuzioni. Una fede in penombra.

Questa sensazione è paradossalmente speculare a quella che Jürgen Habermas ha denunciato nel famoso incontro con il Card. Ratzinger del Gennaio 2004 presso la Katholische Akademie in Baviera: l’incapacità dei non credenti di “costruire il senso in casa propria”. Anche la ragione si trova in penombra. Viene quasi da rimpiangere, dal punto di vista dei credenti, il tempo della Chiesa militante.

E, infatti, ci sono gruppi cattolici nostalgici del periodo pacelliano in cui la Chiesa, già egemone, almeno all’apparenza, nella società civile, sognava di diventarlo anche nello Stato, costruendo lo Stato etico cristiano. D’altronde, se “lo Stato è il divino nel mondo”, come scriveva – oggi avrebbe twittato – in piena epoca fascista Mons. Olgiati ad Agostino Gemelli, tanto valeva divinizzarlo per davvero, per via ecclesiastica. Così, oggi, non avendo più in mano una teologia politica, i credenti non se ne trovano più in mano nessuna. Se la società liberale ha incorporato i valori del Cristianesimo, a che cosa serve più? Già, a cosa serve la Chiesa dei credenti dal punto di vista della società civile laica e agnostica, dello spazio pubblico aperto e neutrale della Repubblica?

Si dovrebbe forse partire dal fatto che “la storia non è finita”, non solo perché il mondo globale è tutt’altro che liberale: solo una piccola parte ha incorporato normativamente i sacri principi dell’89. In alcune parti, anzi, i cristiani sono perseguitati sanguinosamente da altri credenti, in particolare islamici. Ma anche qui nella vecchia Europa liberale i sacri principi non se la passano benissimo. Le sfide valoriali sono tuttora aperte e tutt’altro che concluse.

Ma c’è un’urgenza più impellente e più profonda, che “lavora alle spalle”, che non riguarda tanto la dotazione etica della società democratico-liberale, ma il destino dell’uomo e il suo futuro nella storia del pianeta. Non quello della Chiesa e dei credenti, ma il destino della specie homo sapiens, unica rimasta del genere homo, dopo che il suddetto sapiens ha distrutto fisicamente ogni altra specie umana concorrente nonché migliaia di altre specie animali. Un homo sapiens che ha come capacità specifica, così dicono gli studiosi, di genocidio e di suicidio della specie.

Dal suo destino muove l’Enciclica Laudato Si’ di papa Francesco. Più d’uno l’ha interpretata come un’indebita e tardiva invasione di campo relativa alle politiche ecologiche, che sono di competenza dei governi e degli organismi internazionali. In realtà, si tratta di un pensiero contro il senso di onnipotenza rispetto alla natura e, perciò, rispetto alla condizione carnale-corporea dell’uomo. Sono venute avanti in questi anni elaborazioni del transumanesimo e del postumanesimo, che riprendono antichi miti del biocomunismo – Trotzkij e altri pensatori sovietici degli anni ’30 – per il quale non solo la società, ma anche l’uomo come tale è infinitamente plasmabile e manipolabile in vista di un superiore destino, sempre più sganciato dai ceppi della corporeità naturale, sia per nascere sia, soprattutto, per non morire più.

La tentazione dell’onnipotenza e il cristianesimo snervato

Antiche utopie, che oggi sembrano a portata di realizzazione, grazie all’enorme avanzamento delle biotecnologie, della neurobiologia, delle nanotecnologie e dell’informatica. Se queste teorizzazioni sono ancora limitate ad una cerchia ristretta di intellettuali, l’alone pubblico che generano intorno a loro è assai più largo. Le teorie del gender e della negazione della differenza sessuale ne sono una prima conseguenza. Si sta affermando l’idea che non solo la società è liquida, ma anche l’uomo lo è, mobile, plasmabile, senza radici nella carne e nel sangue, pura gnosis disincarnata, pura informazione, di cui si può fare condivisione e download in altri corpi-macchina. E così la liberté diviene violazione dei limiti propri e di quelli degli altri.  Ed è evidente che questa liberté fa saltare tanto l’égalité quanto la fraternité.

Di qui la necessità di tenere aperta la dimensione religiosa, come critica dell’ideologia e della prassi della plasticità infinita e della manipolazione onnipotente dell’uomo. E’ il senso religioso. Tenerlo acceso, questa è la missione laica originaria dei credenti, di cui la società civile liberale ha bisogno. Il passo successivo è quello di riempire la domanda con la risposta del Cristo: è il compito dei credenti, dei preti, dei vescovi, dei Papi. L’impressione è che gli appena citati tendano spesso a dare una risposta consolidata e rituale a una domanda flebile. Per tenerla viva occorrono, tuttavia, una capacità di confronto culturale, una conoscenza fattuale del mondo, un coinvolgimento appassionato nella storia del tempo, politica compresa, di cui molti credenti mancano. Così i sermoni dai pulpiti, intrisi di pietismo intimistico, incapaci di mischiarsi con la carne e il sangue del mondo, tesi alla salvezza individuale, pieni di stucchevoli luoghi comuni scivolano come parole al vento sulle inquietudini e sulle ferite di chi ascolta. Manca la Parola che libera e che salva, qui e ora.

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