Aggiungi un posto a tavola. La guerra contro la fame si può vincere anche con l’agricoltura sostenibile

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Aggiungi un posto a tavola. Il mondo ha sempre più bisogno di carne e latte, così come di cereali in grado di sfamare tutti. E’ la guerra contro la fame, quella che si combatte ancora in molte parti del globo. E che battaglia dopo battaglia si vince, seppur con fatica. Perché l’universo dell’agroalimentare non è fatto solamente di prodotti tipici e grandi prelibatezze. Accanto alle seppur numerose denominazioni di origine c’è dell’altro; c’è la necessità di avere comunque grandi estensioni cerealicole, e poi carni – bovine, suine, avicole – buone, sane e controllate, e ancora latte nutriente e accessibile a tutti. L’alimentazione di base. Alla quale, certo, si possono aggiungere vini dignitosamente buoni pur se senza blasone, formaggi di qualità anche se non certificati e ancora salumi “normali”, ortofrutta pulita e salubre oppure i tanti trasformati artigianali e industriali che assicurano nutrimento senza essere necessariamente riconosciuti come “eccellenze”.
Agricoltura e agroalimentare per tutti, quindi. Condizioni che possono apparire scontate, ma che invece non lo sono per nulla. E’ in questo ambito di temi che vanno inseriti pochi numeri. La popolazione è aumentata del 70% tra il 1980 (4,4 miliardi di persone) e il 2018 (7,6 miliardi) e aumenterà di un ulteriore 30% fino al 2050 (9,7 miliardi). Intanto, il consumo di latte e derivati crescerà da qui al 2030 dell’8% pro capite; mentre quello di carne aumenterà del 10% pro capite sempre da qui al 2030. Più carne e più latte, quindi. A sottolinearlo è stata qualche giorno fa Assalzoo (l’Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) insieme ad Ussec (US. Soybean export council) e ad Aspa (l’Associazione per la scienza e le produzioni animali) nel corso di un incontro che ha cercato di ragionare sulla necessità di produrre di più accanto a quella di tenere conto dell’ambiente nel quale le produzioni si svolgono.
Perché il problema della maggiore produzione di alimenti è tecnicamente risolvibile in qualsiasi momento. Ma occorre risolvere – prima – quello della compatibilità con l’ambiente delle tecniche produttive oltre che quello della distribuzione delle capacità produttive e dei prodotti finiti dopo. Detto in altri termini, serve, come ha spiegato una nota delle tre associazioni, “efficientare le risorse, responsabilizzare il processo di approvvigionamento e seguire l’evoluzione dell’impronta ambientale”. Termini tecnici che significano una cosa sola: produrre tanto ma con equilibrio. E produrre avendo a che fare con esseri viventi e contesti ambientali delicatissimi. E dovendo mettere d’accordo attori differenziati lungo la filiera che porta il cibo dai campi e dalle stalle al consumo finale. Con un altro obiettivo da raggiungere oltre a quello quantitativo. E’ necessario infatti, ridurre le emissioni inquinanti puntando a realizzare quella che gli addetti ai lavori chiamano “economia circolare”.
Ma non è ancora tutto. I tanti scandali alimentari di questi ultimi anni ci ricordano quanto sia fragile l’equilibrio fra la necessità di produrre di più e il dovere di osservare norme etiche, legali e tecniche severe a tutela del consumatore (oltre che dell’ambiente). Proprio nella zootecnica da carne e da latte questo tema è particolarmente sentito. Vicende come quelle della “mucca pazza” e dei polli alla diossina oppure delle uova contaminate da un insetticida proibito (solo per citarne alcune), sono lì a ricordare come sia facile passare il limite e creare disastri. Etica e ricerca, produzione e qualità, formazione e informazione sono solo alcuni dei binomi che devono essere tenuti in conto.
Il mondo agroalimentare è capace di aggiungere molti posti a tavola. Ma è necessario farlo per bene, guardando all’immediato ma anche al futuro.Andrea Zaghi

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