Cosa resterà della Chiesa tra 100 anni? Il compito dei monasteri

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Il monastero benedettino di Subiaco

Un mio amico – di temperamento un po’ catastrofista – sostiene che fra un centinaio di anni della Chiesa resteranno soltanto alcuni monasteri. Il resto sparirà tutto: le chiese saranno sale da pranzo per ristoranti chic, musei o laboratori, gli oratori non saranno più necessari perché la società penserà a far divertire i giovani, le case parrocchiali non ci saranno più perché non ci saranno più preti… I monasteri ci saranno per pregare e fare eucarestia per i pochissimi cristiani rimasti. Tu che sei monaca, cosa pensi delle cupe fantasie del mio amico? Giorgio

Caro Giorgio, non posso dire nulla sulla “profezia” del tuo amico, ma guardando con realismo il nostro tempo, è innegabile rilevare un cambiamento d’epoca che coinvolge tutta la vita nelle sue diverse componenti, sociali, economiche e anche religiose.

Siamo minoranza

Anche la dimensione religiosa è mutata: siamo passati da un cristianesimo di massa che influiva su tutti gli ambiti della vita, a uno ormai minoritario e apparentemente non incisivo sui costumi e sulle scelte. Sono sfumate le critiche e le obiezioni, le “grandi battaglie” contro la Chiesa. La fede è ormai relegata, per la maggioranza, nella sfera del privato, nei gruppi o nei movimenti e, per la massa, si nota una certa indifferenza. Assistiamo al “fenomeno” papa Francesco che trova simpatia e sa aggregare persone, ma quanti cercano di vivere o di fare ciò che annuncia e testimonia? Oppure a raduni numerosi di persone in celebrazioni significative o in eventi particolare, ma possiamo definirli espressione di una religiosità maggioritaria? Oggi, occorre scegliere di entrare in una chiesa,  sentirne il bisogno e l’attrazione, testimoniando una fede che si fa adesione al Vangelo e appartenenza ecclesiale.

Il futuro vedrà comunità cristiane numericamente esigue, ma profondamente convinte e appassionate, capaci di pagare di persona la loro fede in Cristo morto e risorto, con un atteggiamento autentico di conversione e di ricerca del volto di Dio.

Il compito dei monasteri

I monasteri, allora, potranno continuare a svolgere la loro missione di essere “segno” della presenza di Dio nella storia, spazi in cui accogliere i fratelli che avranno sete di infinito e di assoluto e che niente e nessuno potrà colmare se non Colui che ha posto nel cuore questa inquietudine. I monasteri saranno chiamati sempre ad essere riferimenti per i cristiani in ricerca, con le loro liturgie, la lectio divina, l’ascolto e l’accompagnamento spirituale di uomini e donne.  Ad essi spetterà il compito di aiutare i fedeli a scoprire i segni della presenza di Dio nella vita quotidiana, a divenire interlocutori sapienti che sanno riconoscere le domande che Dio e l’umanità continuano a porre.

Nelle comunità cristiane è scarsa la dimensione spirituale

Negli ultimi anni è venuto meno nelle comunità cristiane, la dimensione più spirituale, la formazione alla vita interiore, la trasmissione di una iniziazione umana e spirituale alla vita, privilegiando quella, non meno importante, dell’impegno e del servizio. I monasteri potranno essere questi luoghi di apprendimento della vita dello Spirito, accanto alle comunità cristiane, offrendo percorsi di formazione alla preghiera, di accostamento alla tradizione spirituale della Chiesa,  della Parola, per ritrovare in Cristo e nel Vangelo un nuovo modello di uomo e di umanesimo.

Dentro l’incertezza del domani, i monaci e le monache continueranno a testimoniare la presenza di Dio che è con l’uomo: un piccolo resto segno della presenza del Signore, che nel buio della notte della storia rimane lì, con noi, come piccola fiamma, come il seme posto nella terra o il lievito nascosto nella pasta del mondo.

A Dio non interessano i grandi numeri

Occorre aver fede per saper stare nella “minorità” e nell’apparente insignificanza e non incisività! Paradossalmente a Dio non sono mai interessati i  grandi numeri, le folle:  a lui basterebbe una parola per convertire il mondo!  Il Signore sceglie di convertirsi all’uomo, dandogli sempre, nella sua misericordia, tempo e opportunità per ritornare a Lui. Il suo amore è così grande che lascia libero ogni uomo di rifiutarlo o di essergli indifferente, senza mai abbandonarlo, rimanendo nell’umiltà dell’attesa del suo ritorno. I monasteri, comunità poste sul monte e lampade sul lucerniere, come sentinelle nella notte, nella semplicità della vita, continueranno ad essere  compagni di viaggio delle donne e degli uomini di ogni tempo indicando la meta verso cui camminare, con lo sguardo fisso  su Gesù, principio e fine di ogni esistenza e della storia.

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1 commento

  1. Paolo Locatelli on

    Ho da poco iniziato la lettura di un libro molto interessante. E’ di un monaco, Beniamino Lucis. Titolo “Ci salverà il monachesimo”. Sottotitolo “Nel ritorno alle origini il rinnovamento della Chiesa”. Casa editrice “Fede & Cultura” di Verona. Lo consiglio a tutti.

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