I primi dieci anni delle Unità pastorali: sono venti, coinvolte 85 parrocchie. La maggior parte ha meno di 500 abitanti

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Le Unità pastorali compiono nel 2018 il loro decennio di vita. Le prime tre Unità pastorali sono nate alla fine del 2008, sulle indicazioni formulate dal 37esimo Sinodo diocesano, poi sei anni di fermo. Il lavoro in quegli anni, all’interno dei Consigli presbiterali e pastorali diocesani e vicariali, e la Lettera pastorale del vescovo Francesco Beschi per l’anno pastorale 2012-2013 hanno portato nel marzo 2013 alla pubblicazione dell’Instrumentum Laboris che ha dato via, dall’autunno del 2014, alla ripresa della creazione di Unità pastorali all’interno della diocesi. Attualmente sono 20 quelle esistenti che coinvolgono 85 parrocchie, di cui la maggior parte è rappresentata da comunità con un numero inferiore ai 500 abitanti.
L’ultima, istituita nel dicembre scorso, è stata quella di Città Alta che comprende le parrocchie della Cattedrale, di Borgo Canale, Sant’Andrea e Castagneta. Dalla primavera di quest’anno ne nasceranno altre quattro: in alta valle Brembana, a San Pellegrino e Santa Croce, a Gandino, Cirano e Barzizza e nelle due parrocchie di Alzano. Altre comunità stanno seguendo il cammino di preparazione. Ciascuna Unità pastorale, pur facendo riferimento tutte all’Instrumentum Laboris del marzo 2013, presentano caratteristiche ed esperienze pastorali diverse. Vi sono collaborazioni che, già esistenti in precedenza fra le parrocchie, hanno trovato nell’Unità pastorale una conferma e un rinsaldamento di visioni e di pratiche pastorali; in altri luoghi la nascita dell’Unità pastorale ha di fatto aperto la strada alla collaborazione e alla ricerca di nuove strade da percorrere insieme. L’Unità pastorale si configura come un nuovo modo di essere comunità. non più parrocchia da sola ma in uno strutturale rapporto con le altre, nella valorizzazione dell’azione pastorale. “Sono l’espressione di parrocchie aperte e fraterne. – dice monsignor Lino Casati, vicario episcopale per le Unità pastorali – Missione e fraternità sono i due elementi che le Unità pastorali cercano di perseguire, attraverso un programma pastorale condiviso e un organismo pastorale unitario”. Tra le azioni prioritarie di competenza vi è quella della cura nella formazione degli operatori pastorali e nella creazione di una ministerialità diffusa capace di manifestare la soggettività pastorale di tutta la comunità. “Le Unità pastorali – ha detto il vescovo nel Consiglio pastorale diocesano dell’ottobre scorso dedicato al tema – mettono in evidenza la prospettiva missionaria. Rappresentano il tentativo di superare condizioni e dinamiche di chiusura che alimentano una sterile autoreferenzialità. La prospettiva missionaria è generativa. L’annuncio del Vangelo e la testimonianza della comunione che si nutrono l’un l’altro ne sono un segno concreto”. Il cammino non nasconde alcune fatiche, proprie del cambiamento e dell’accostamento di persone, soggetti e storie pastorali diverse. “E’ più che mai necessario – aggiunge monsignor Casati – un continuo discernimento comunitario che richiede coraggio, capacità di scelta e strumenti di conoscenza. La sfida è rappresentata dalla ricerca e dall’accordo su alcune direzioni e scelte per trovare insieme proposte unitarie”. A sostegno dei cammini la diocesi ha proposto in questi mesi alcuni incontri formativi fra le diverse Equipe pastorali delle Unità pastorali per attuare una forma di condivisione delle esperienze, per una conoscenza reciproca e per sviluppare l’attenzione su alcuni criteri di lavoro pastorale.

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