La zebra che si contempla in vesti tigrate: così un manifesto cattura le nostre crisi di identità

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Il primo oggetto mentale che affiora imbattendosi in questo manifesto pubblicitario è lo sgradevole pensiero legato alla Juventus, squadra di calcio per la quale, noi interisti credenti e praticanti, nutriamo un’avversità viscerale, invincibile e totale, per delle ragioni che gli agnostici del calcio non potranno mai capire. Il muso cavallino di questa zebra ci ricorda subito Moggi e Giraudo, il giovane Agnelli e Pavel Nedved, nonché il mai estinto fantasma di Mark Iuliano e quella fatidica tranvata del 26 aprile 1998. In realtà il manifesto ci mette sulle tracce di temi anche meno fondamentali. Tuttavia interessanti. Per esempio il fatto che non ci sia sintesi iconica migliore di questa per rappresentare in un istante il cortocircuito identitario in cui la predicazione contemporanea di una libertà illimitata ha condotto lo spaesato individuo postmoderno. Una zebra che si contempla tigrata è perfetta come immagine del singolo che oggi per essere se stesso vuole a tutti i costi essere tutt’altro, emblematica per descrivere il senso di relatività con cui oggi i nostri occhi guardano a tutto quello che fino a non molto tempo fa abbiamo chiamato natura. La grande industria dell’estetico provvede gli strumenti necessari a una costruzione del sé che per noi è diventata una specie di bricolage continuo e personalizzato. Non siamo nell’era del Cinghiale Bianco, ma della Zebra Tigrata. Lo slogan che correda il manifesto spiega tutto il resto. Tutto per tutti. Amplesso del desiderio con la Dea madre del godimento. Il nostro Grande Altro sociale è oggi una Grande Mamma che provvede a ogni bisogno e esaudisce ogni desiderio (previo bonifico). Gli occhi di tutti scintillano irrequieti, ricordando a qualche superstite lettore della Scrittura il pericolo insito in ogni illusione di totalità, quella in cui ingenuamente gli esseri umani cercano sempre una loro autonoma salvezza. Un centro commerciale è una specie di paradiso terrestre dal quale sono stati rimossi gli intralci di certi inutili divieti. Per tutti c’è tutto. Senza restrizioni. Ci sono anche le foglie di fico. In nuovi modelli arrivati dall’America. Anche tigrati, se uno vuole.

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