Macerata e l’Italia razzista. Lettera a una bimba: «Voglio che tu possa crescere in una società in cui la diversità non fa paura»

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Cara Elyssa,
due anni fa, quando a Parigi c’è stato l’attacco al Bataclan e io e tuo padre vivevamo in Tunisia, mi domandavo se tornare in Italia, come avevamo programmato, sarebbe stata la scelta giusta. Ora che in Italia siamo tornati davvero, questa domanda si è prepotentemente riproposta nella mia testa. Sono successi due fatti terribili negli ultimi giorni: una ragazza di soli 18 anni, Pamela, è stata trovata morta, fatta a pezzi, in due valige, e sembra che il responsabile sia un ragazzo di origine nigeriane. Qualche giorno dopo, un giovane italiano ha sparato sulla folla, i suoi obiettivi erano persone nere, colpevoli di avere lo stesso colore della pelle del mostro che ha fatto ciò a Pamela. L’altra notte a Pavia 25 giovani hanno picchiato a sangue 5 giovani ragazzi figli di immigrati marocchini. Sono spaventata da tanta violenza che sta prendendo piede nella mia amata Italia, mi spaventano i vari commenti da “leoni da tastiera”, che plaudono al gesto della sparatoria, come se fosse un eroe che ha liberato l’Italia dai suoi problemi. Sparare su gente inerme e innocente, scegliendo appositamente gli stranieri, è forse un gesto da eroi? No, è terrorismo. Penso al mio dentista che ieri mi ripeteva come un mantra “Ma noi italiani non siamo razzisti, forse tu vista la situazione familiare hai un’altra percezione, ma siamo stanchi di tutti questi delinquenti che non pagano per ciò che fanno, era inevitabile che si arrivasse a ciò”. Ma era davvero inevitabile? Certo, la situazione degli italiani non è delle più rosee, soprattutto a livello economico, e il capro espiatorio di questi ultimi anni sembrano essere diventati gli immigrati. Forse il gesto era davvero inevitabile, ma non per le motivazioni che pensa il mio dentista. Era inevitabile perché molti politici, molti media, ci stanno bombardando di informazioni spesso ingigantite, parlano di “invasione incontrollata”, mettono in evidenza solo gli aspetti negativi dell’immigrazione. E per un italiano medio è difficile riuscire a distinguere il vero dal falso, complice appunto la crisi che ci ha messo l’uno contro l’altro e che lascia poco spazio alla riflessione. E c’è chi arriva a volersi fare giustizia da sé. Certamente il sistema dell’accoglienza deve essere rivisto, certamente tra gli stranieri c’è anche chi delinque, evidentemente se la nostra giustizia fosse più efficiente non si arriverebbe a tanto. In tutto questo le uniche parole sensate vengono proprio dalla famiglia di Pamela: “Chiediamo solamente giustizia. Pene esemplari per chi ha ucciso e fatto a pezzi nostra figlia. Ma condanniamo fermamente l’attacco di Macerata, non siamo razzisti e anche Pamela se fosse ancora viva sarebbe inorridita per questo atto di odio. Condanniamo questo gesto. Il presunto colpevole per la morte di nostra figlia Pamela si trova in carcere, e ieri il gip ha convalidato l’arresto. Vogliamo che paghi per quello che ha fatto: ha ucciso la nostra piccola e distrutto la nostra vita. Detto questo noi non vogliamo altro sangue sulle strade e non cerchiamo questo tipo di vendette. Siamo brave persone”. Lo sai Elyssa? Io non voglio lasciar l’Italia per paura che possa succedere qualcosa a te o a tuo padre, per cose di cui non avete colpa. Non voglio che tu possa rischiare di radicalizzarti a tua volta – perché l’odio rischia di portare a questo, crea un continuo circolo vizioso, porta a continue posizioni estreme, da entrambe le parti -. Voglio che tu possa crescere in una società in cui la diversità non fa paura, ma è vista come una competenza in più, un arricchimento. Mi viene in mente la canzone di Ghali, il giovane rapper di origine tunisina nato e cresciuto qui,“Cara Italia”:
Oh eh oh, quando il dovere mi chiama
Oh eh oh, rispondo e dico: “Son qua”
Oh eh oh, mi dici: “Ascolta tua mamma”
Oh eh oh, un, dos, tres: sono già là
Oh eh oh, quando mi dicon: “Vai a casa!”
Oh eh oh, rispondo: “Sono già qua”
Oh eh oh, io t.v.b. cara Italia
Oh eh oh, sei la mia dolce metà”

Perché io ci credo ancora in questa Italia, e voglio che continui ad esser la tua dolce metà.
La tua mamma”.

Foto Apf/Sir

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