Al Circolo polare artico una moderna arca di Noè con i semi di un milione di specie vegetali

0

Global seed vault, moderna arca di Noè. Tra i ghiacci artici la cassaforte dei semi e un modello di ecumenismo. C’è un posto nel mondo, 1300 chilometri a nord del Circolo polare artico, proprio là dove la vita è messa a dura prova, in cui si trova una delle stanze più preziose per l’esistenza nostra e delle generazioni future. È il “Global seed vault”, deposito che custodisce i semi di oltre un milione di specie di piante e culture da nazioni di tutto il mondo. Sull’isola di Spitsbergen, la più grande dell’arcipelago delle Svalbard, nel cuore di una montagna perennemente gelata, al riparo da vulcani, terremoti, attacchi aerei e calamità ambientali di ogni genere è stato costruito dieci anni fa con il sostegno della Fao, i soldi del governo norvegese e la collaborazione del Nordic Genetic Resource Centre (NordGen) e del Global Crop diversity Trust.

Un milione di campioni. Non c’è molto da vedere: attraversata quella bocca di calcestruzzo che sbuca dalla montagna in modo molto innaturale, si percorrono oltre 100 metri di galleria e si arriva alle tre sale del deposito, ciascuna con la capacità di contenere circa 1,5 milioni di campioni di semi. Attualmente solo una è in uso perché i semi depositati fino ad ora sono 1.060.987. Nella stanza ci sono ripiani che ospitano scatole, le quali contengono semi essiccati e imballati sottovuoto in sacchetti super speciali. Su ogni scatola un’etichetta con tutte le informazioni, consultabili anche sul database NordGen, accessibile al pubblico. La cosa più delicata in tutto questo è che la temperatura resti costante a -18°, cosa che avviene grazie al freddo del permafrost, la roccia gelata in cui è scavato e realizzato il “Global seed vault”, e un sistema di raffreddamento aggiuntivo.

Eden congelato. Con quanto è custodito nel deposito è garantita la sopravvivenza di oltre 5.000 specie di piante, un “giardino dell’Eden congelato”, come è stato definito: riso, grano e orzo (ce ne sono decine di migliaia di campioni), sorgo, fagioli, mais, soia e ceci, arachidi, semi di Cajanus, avena e segale, erba medica… Proprietari dei semi, che provengono da 176 istituzioni e 225 Paesi, sono gli stessi depositari che usano il Svalbard vault come “back up” delle loro riserve. Infatti nel mondo esistono circa 1750 banche in oltre 100 Paesi che contengono semi di varietà che a volte sono persino già scomparse. La banca nel permafrost è un’ulteriore garanzia a cui si può accedere in caso di necessità. Com’è successo per la prima volta nel 2015 quando il Centro internazionale per la ricerca agricola nelle aree asciutte (Icarda), che aveva la sua sede ad Aleppo, ha chiesto di poter prelevare i propri semi dallo Svalbard Global Seed Vault perché aveva dovuto abbandonare a causa del conflitto la sua “banca semi” con 150mila specie. Il senso di questa preziosissima banca è mettere le generazioni future al riparo da eventuali disastri globali e garantire fonti alimentari nel caso di catastrofi, siano esse ambientali o causate dalla mano dell’uomo. Si lavora per il futuro dell’umanità qui.

La Svalbard Kirche. Le porte si aprono solo quando arrivano delegazioni che portano i loro semini. Le poche persone che lavorano al deposito vivono a Longyearbyen, cittadina poco lontana. Duemila persone vi abitano, nessuno però nasce o vive qui a lungo. In mezzo alla città, la chiesa più a nord del mondo, la Svalbard Kirche, appartenente alla Chiesa luterana di Norvegia, che è stata la prima a garantire la sua presenza sull’isola e che oggi anima, con un pastore, una collaboratrice pastorale e un organista, un’intensa vita fatta di incontri, cori, celebrazioni, cultura e generosità.
Questa chiesa infatti paga le spese per “le tre o quattro visite all’anno che il parroco di Tromsø fa sull’isola per incontrare i cattolici”, ci spiega mons. Torbjørn Olsen, che ha curato nel 2013 un libro sulle isole Svalbard.

Ecumenismo oltre il circolo polare. Il parroco, don Marek Michalski, parla solo norvegese e polacco e non riusciamo a capirci… Don Marek celebra la messa nella chiesa luterana e incontra i cattolici a Longyearbyen. “C’è una collaborazione bellissima tra Chiesa cattolica e luterana”, e anche con la Chiesa ortodossa che a Barentsburg, la città mineraria russa, ha una cappella. Con un’ora di elicottero don Marek si sposta alla stazione scientifica polacca di Ny-Ålesund, dove vivono una ventina di persone. “L’attività pastorale fondamentale è il contatto e l’incontro” con questa gente che vive lì isolata. Don Olsen racconta che avvengono tante conversioni in questi luoghi “inospitali e meravigliosi”, come quella del cuoco di Ny-Ålesund, un tedesco, che rientrato dalla stazione è diventato monaco benedettino in Germania. Sull’isola, la gente è “aperta, ospitale e amante della natura”. Slitte da neve, l’unico mezzo per spostarsi su terra, e orsi polari, da cui occorre difendersi girando sempre armati quando si esce dai centri abitati, sono elementi che condiscono racconti e immagini polari su queste isole che da meta di approdo per i minatori in cerca di carbone è diventata luogo di ricerca, pesca e turismo.

Il decimo compleanno. Non è stato quindi difficile accogliere le tante persone che a fine febbraio sono arrivate a Longyearbyen per festeggiare i dieci anni di vita del Svalberg Seed Vault. In quella occasione il ministro norvegese per l’agricoltura Jon G. Dale ha annunciato che serviranno lavori al deposito per costruire un nuovo tunnel di accesso in calcestruzzo e un edificio di servizio per il posizionamento di unità di alimentazione e raffreddamento di emergenza e altre apparecchiature. Anche perché alla fine del 2016 è successo che un inaspettato disgelo di parti di roccia esterna ha fatto filtrare acqua nell’ingresso del tunnel di accesso al deposito. Nessun pericolo per il patrimonio di semi, al momento, ma il dato climatico preoccupante resta. Come resta la necessità, segnalata da Ann Tutwiler, direttore generale di Bioversity International, in un congresso che si è svolto in occasione dei festeggiamenti, di proteggere anche le colture che non possono essere conservate dai semi (banana, cacao, manioca, cocco, caffè, patate e patate dolci): per loro non è possibile una Svalbard, ma si sta aprendo la strada della crioconservazione. Alcuni passi sono già stati fatti da Bioversity International in partenariato con l’Università cattolica di Lovanio, in Belgio, dove è già crioconservato oltre il 60% della collezione mondiale di banane e l’ateneo ha sviluppato protocolli per altre 30 specie. Noè con la sua arca era riuscito a spuntarla sul diluvio. Il nobile precedente ci incoraggia ad avere fiducia in queste arche del futuro.

Share.

Lascia un commento