Ascolto, abiti, cibo. Ma con la Caritas di Verdellino Zingonia si può anche coltivare la terra

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La prima emergenza, nella parrocchia di Verdellino Zingonia, è l’ascolto. In una zona in cui convergono così tante persone provenienti da Paesi e culture diverse, non è facile trovare una strada per integrarsi, non è facile neppure sapere a chi rivolgersi per ottenere aiuto. Così accade che le persone più fragili bussino alla porta del Centro d’Ascolto Caritas dell’unità pastorale, cercando soprattutto, in prima battuta, aiuti materiali.  «Sono soprattutto famiglie con bambini – dice la referente Arianna Canavesi – indifferentemente italiani o stranieri di sei o sette nazionalità». I volontari Caritas sono una ventina, dieci dedicati in modo particolare all’ascolto delle persone ogni martedì pomeriggio, altrettanti impegnati nella distribuzione di aiuti alimentari e vestiti usati. La carità, però, non si esprime soltanto con l’aiuto e con l’assistenza ma anche con la promozione umana. In questo risulta preziosa la possibilità di poter partecipare a un progetto condotto da più soggetti in partnership sul territorio, come quello degli orti sociali. Coltivare la terra, seminare e raccogliere diventano allora modi per recuperare dignità e speranza, o strumenti educativi, per far capire che l’aiuto parte anche da sé stessi, da quanto si è disposti a impegnarsi e a mettersi in gioco. Nel progetto degli Orti sociali, avviato nel 2013, sono coinvolti cinque comuni: Verdello, Verdellino, Osio Sotto, Ciserano e Boltiere. «Anche la parrocchia si è assunta la responsabilità di due pezzi di terra nell’ambito del progetto degli orti – sottolinea Rosa, una volontaria – e ha coinvolto alcuni parrocchiani che ne avevano bisogno». Diventa in un certo senso un’attività educativa: se hai bisogno, puoi impegnarti a coltivare e ottenere cibo grazie al tuo lavoro. «I due pezzi di terra – continua Rosa – si trovano in via Oleandri e in via Oceania e sono stati assegnati a due famiglie, che se ne prendono buona cura, e sono comunque sempre seguite dal Centro di Primo Ascolto. Hanno la possibilità di tenere per sé ciò che coltivano e quindi di guadagnarselo; una proposta accolta con molto piacere ed entusiasmo. Partecipano alle assemblee e agli incontri periodici degli ortaioli, e questo gli ha permesso di creare nuove relazioni sul territorio». Uno degli obiettivi con cui è nato il progetto degli orti sociali è, infatti, anche la creazione di legami di solidarietà e aiuto reciproco, così per famiglie in situazione di particolare difficoltà è uno strumento in più per uscire dall’isolamento. «La validità di questo progetto si trasmette attraverso il passaparola – osserva Rosa – perciò abbiamo già altre richieste di potervi prendere parte attraverso la Caritas. Ci auguriamo di riuscire in futuro a potenziare e allargare questa possibilità anche ad altri». L’obiettivo generale del progetto è ambizioso: creare una sorta di banca della terra in cui far confluire tutte le aree disponibili per la coltivazione da destinare all’orticoltura sociale. Si sta costituendo in questi mesi un’associazione di promozione sociale che s’impegnerà nello sviluppo degli orti e nella formazione dei coltivatori. È un’attività multiculturale in cui si trovano fianco a fianco persone di moltissime nazionalità diverse. Esiste già una “gestione partecipata” dei terreni: si svolgono periodicamente riunioni in cui ci si confronta su quali semi piantare, su modi e tempi della coltivazione e del raccolto.

 

Foto e video servizio di ©Gian Vittorio Frau 

 

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