Gli adolescenti non sanno pregare. Non sanno pregare?

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Tante, troppe volte, si ha fretta di pronunciare sentenze sulle giovani generazioni. E spesso sono di condanna, soprattutto sulle questioni di fede. Eppure io non ho la percezione di una situazione così drammatica.

I numeri vengono dal demonio

Forse perché, chi mi conosce personalmente lo sa, non ne faccio una questione di numeri. Ricordo di un amico prete che, incontrando madre Anna Maria Canopi presso il monastero da lei fondato sull’Isola di San Giulio, sul lago d’Orta, disse alla badessa, complimentandosi: “Quante suore ha qui, e pure giovani!”. Si sentì rispondere, in modo deciso: “I numeri vengono dal demonio. Anche Cluny aveva numeri enormi … e oggi? Ci sono solo rovine!”.

Ribadisco uno dei miei “cavalli di battaglia”: nella delicata fase di passaggio dal cristianesimo di tutti al cristianesimo di chi sceglie di seguire Cristo, i numeri non devono essere il criterio unico di orientamento della riflessione. Giusto tenerne conto e analizzarli, ma alla luce di altri criteri di fondo.

Gli adolescenti del mio gruppo pregano

Ciò detto, vorrei raccontare della preghiera con i miei adolescenti di Telgate. Non sono molti al gruppo del venerdì sera, una trentina al massimo; altri li incrociamo su altre esperienze caritative o di animazione. Ma questi ragazzi che ci sono… pregano! E pregano bene!

Ogni anno ci è affidata dal Consiglio Pastorale una Via Crucis da preparare per il cammino quaresimale  della comunità. Quest’anno i ragazzi hanno voluto analizzare il modo con cui Gesù ha instaurato relazioni sulla via della croce. Da qui la Via Crucis: “Attaccare bottone: legami sulla via della croce”. I ragazzi hanno pensato il tema con gli educatori, Vangelo alla mano hanno scelto i testi, espresso riflessioni e proposto i gesti da compiere, io ho scritto i commenti ai passi evangelici, gli educatori le preghiere.

Per tenere legato il tutto i ragazzi hanno procurato dei bottoni con cui fare una piccola collana da lasciare come ricordo a tutti i presenti, insieme al libretto della preghiera.

Io prete ho imparato da loro a pregare

Cosa ho imparato dai miei ragazzi e dai miei educatori, preparando questa Via Crucis? Ho imparato a pregare. Il don che impara a pregare dai ragazzi? Eccome! Infatti, salvo si abbia un concetto preistorico di educazione ed apprendimento, è noto che questa si configura come co-costruzione delle conoscenze: io porto quello che so e so fare, tu fai lo stesso, e insieme impariamo, l’uno dall’altro.

I miei ado e i loro educatori hanno portato la freschezza del Vangelo letto alla loro età, gli  stimoli portati dalla Parola così come parla a loro, il desiderio di conoscerla per comprenderla e viverla. Questo con tutte le loro fatiche, le loro resistenze, i loro rifiuti (perché.. io che sono prete non ho questi aspetti? Li ho, li ho…).

Che dire? I ragazzi che scelgono di pregare pregano eccome. E hanno da insegnare, anche ai preti e a chi, come gli amici di Giobbe, vorrebbe insegnare a Dio come fare ad essere Dio.

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