La prima confessione. Due bambini piangono: “Ho paura”

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Telgate. Il gruppo dei bambini della prima confessione

Sabato. Vigilia della Domenica delle Palme che inaugura la Settimana Santa. A Telgate, nel pomeriggio, si celebrano le prime confessioni di trentaquattro bambini. I piccoli arrivano la mattina, accompagnati dai genitori, per il ritiro che si concluderà appena prima di recarsi in chiesa per la celebrazione del Sacramento.

Salutati i genitori, stiamo per entrare nel salone nel quale lavoreremo, insieme alle catechiste Federica e Daniela, con i bambini, aiutati da Gloria e Orietta, adolescenti di prima superiore  che vivono la bella esperienza di aiuto-catechiste. Due bambini piangono. Mi avvicino e chiedo cosa sia successo. Con le lacrime agli occhi, mi sento rispondere da ciascuno: “Ho paura della confessione. Cosa mi succede se dico i miei peccati?”.

Confessarsi non è facile. Non solo per i bambini

La questione è seria, serissima. E non solo per i bambini, perché sappiamo bene che la confessione è un sacramento che crea difficoltà anche agli adulti. Io per primo fatico nella confessione: non perché abbia dubbi sulla Misericordia di Dio, anzi! Forse proprio l’amore infinitamente grande di Dio mi fa sentire una profonda vergogna per il peccato. Siamo poi nelle settimane nelle quali alziamo lo sguardo per contemplare il Crocifisso. E siamo a Telgate, dove la devozione al Santo Crocifisso è centrale nella vita della comunità cristiana.

Per questo, personalmente, il vedere fin dove è giunto l’amore di Dio per me mi fa provare una profonda vergogna per il peccato, insieme alla dolcezza e alla tenerezza del perdono che Dio non si stanca mai di donarmi. Ecco, questa fatica che è mia, i miei due piccoli di seconda elementare la stanno vivendo nel loro cuore.

“Qui devo mettercela davvero tutta”, penso dentro di me. Rassicuro i bambini: “State tranquilli, ora vi dico subito che confessarsi è difficile ma è bellissimo. Cosa vi succederà? Una cosa che vi renderà contentissimi! Entriamo, vi racconto tutto!”. Si fidano ed entrano nel salone.

La storia della pecorella smarrita e il sorriso dopo la confessione

Qualche domandina simpatica su quanti sono i Vangeli, chi li ha scritti, qual è il testo più lungo e quale il più breve, poi, via con la lettura della parabola della pecorella smarrita. Con calma e lasciando parlare i bambini, li aiutiamo con alcune immagini a raccontare lo stile di Dio, un Dio che non abbandona, che potrebbe dire “ho ancora novantanove pecore” e invece, pur rischiando di trovare brutte sorprese al suo ritorno, si mette a cercare quella perduta. Ridono i bambini quando dico loro: “dai, ditemi la verità… se foste voi i pastori, cosa avreste fatto quando trovavate la pecorella? Per me poverina ne prendeva tante, ma così tante che non scappava più!”. La battuta mi è necessaria per spiegare ai bambini la paternità di un Dio che prende sulle sue spalle il peccatore e addirittura fa festa per il suo ritorno.

Dopo il pranzo e il necessario tempo di gioco, andiamo in chiesa dove ci attendono i genitori. La celebrazione delle prime confessioni è semplice. A confessare siamo io e il parroco don Mario. Al termine, da qualche anno abbiamo un piccolo gesto: ogni bambino, che ha scritto i suoi peccati su un foglio, dopo la confessione ne fa una pallina e la getta in un cestino. Poi, fuori dalla chiesa, “bruciamo i peccati”. Quest’anno, le catechiste hanno aggiunto un bel gesto: hanno preparato una pergamena con il grazie a Gesù per il dono della confessione, l’hanno fatta firmare ad ogni bambino dopo il sacramento e, dopo aver bruciato i peccati, hanno legato la pergamena a dei palloncini per poi lasciare che questa andasse in cielo. Ai due bambini, terminata la celebrazione, chiedo: “Allora, Gesù ti ha perdonato. Sei vivo? E sei contento?”. Il loro sorriso è stata la più bella risposta.

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