La Passione di Gesù. La misura dell’amore è la dismisura

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Il lungo vangelo della domenica delle Palme è, come da tradizione,  il racconto della Passione. Quest’anno è quella del vangelo di Marco.

Naturalmente il punto clou del racconto è il processo e la morte di Gesù. Ma all’inizio della passione secondo Marco, così come viene letto nella messa della domenica delle Palme di quest’anno, ci sono due passaggi che presentano situazioni ancora “lontane” dalla conclusione tragica della condanna e della morte. Eppure sono situazioni stranamente allusive a quello che poi capiterà.

Sembra quasi che il racconto di Marco, per farci capire il senso della morte, senta la necessità di queste due premesse, quasi anticipo simbolico di quello che sarà.

Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

I severi giudici della donna sono straordinariamente ragionevoli, la donna straordinariamente sprecona. Il profumo vale dieci mensilità di un normale operaio del tempo. Ma Gesù dà ragione alla donna e dà torto agli altri.

La strana bellezza della presa di posizione di Gesù sta in questo: la misura dell’amore è la dismisura, l’amore autentico spreca, altrimenti non è amore.

Ma non è questo il criterio di fondo per “leggere” tutta la storia della passione? Un incredibile “spreco”, un amore che va oltre ogni possibile misura.

Subito dopo Marco racconta della preparazione della cena pasquale.

Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

La pasqua viene anticipata dall’ultima cena. Gesù dona nel “memoriale” della cena il suo corpo: prendete, mangiate.

Ma quel rito ha bisogno di uno spazio adeguato. È la “grande sala, arredata e già pronta”, “coi i tappeti”, dice un’altra traduzione. Spazio vasto e già attrezzato. Dunque vi si terrà una festa straordinaria e avverrà qualcosa di totalmente gratuito, perché tutto è già lì pronto e disposto.

Non abbiamo nulla di “nostro” nella storia drammatica della Passione. Tutto è dato. Non è altro che grazia la morte del nostro Signore, la sua inenarrabile Passione.

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