L’8 marzo delle donne di oggi: “Conciliare famiglia, lavoro e carriera è possibile”

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In occasione dell’8 marzo, festa della donna, proponiamo un dossier tutto al femminile, con racconti, testimonianze, iniziative. La prima è quella di Maria Elisabetta Manca, direttrice della Biblioteca Angelo Mai di Bergamo.

“Se vuole scrivere romanzi, una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé” sosteneva Virginia Woolf nel saggio “Una stanza tutta per sé”, dove la scrittrice, saggista e attivista britannica con uno sguardo critico e ironico affrontava il tema non facile della rivendicazione dei diritti femminili.

“La stanza tutta per sé” di Maria Elisabetta Manca, che non ha scritto nessun romanzo o saggio, almeno finora, è la Biblioteca Civica “Angelo Mai” e Archivi storici comunali, di cui è direttrice. Situata nella sede del Palazzo Nuovo in Città Alta, la “Angelo Mai”, aperta al pubblico nella seconda metà del XVIII Secolo, è una delle più ricche biblioteche italiane di conservazione, che contiene grazie a donazioni e acquisizioni, circa 700mila volumi, 11mila periodici, circa 2150 incunaboli, oltre 12mila cinquecentine, un numero rilevante di stampe, autografi, manoscritti, fotografie, beni artistici e altri reperti specialistici che ne fanno una delle più importanti biblioteche storiche d’Italia.

Manca, responsabile della prestigiosa biblioteca “Mai” dal 2011, prima donna dopo una lunga serie di uomini, diploma di maturità classica, Laurea in Lettere conseguita presso l’Università degli Studi di Milano, ottenuta con 110/110, una serie di scuole di perfezionamento post laurea, prima di diventare direttrice ha compiuto una carriera tutta interna.

Da noi intervistata, Maria Elisabetta Manca ci chiarisce il significato di quel valore aggiunto, l’essere donna, indispensabile per compiere quotidianamente con passione, tenacia e preparazione il proprio lavoro, anche in un giorno particolare come l’8 marzo.  Il clima generale negli anni Ottanta quando Manca iniziò a lavorare all’interno della “Mai” dove la maggioranza delle persone impiegate erano di sesso maschile era «cordiale e di sostanziale “uguaglianza” nelle mansioni affidate e nella collaborazione professionale. Diverso l’atteggiamento verso la maternità che risultava penalizzante ai fini della carriera e del riconoscimento professionale» precisa la dottoressa.

Da sempre in qualsiasi professione, le donne per emergere devono sconfiggere i pregiudizi impegnandosi tenacemente il doppio. Le chiediamo, ma questa è una regola che vale ancora oggi? Per Maria Elisabetta Manca no: «Percorsi formativi di qualità e competenze adeguate consentono alle giovani preparate di vedere riconosciuto il proprio valore. In una cultura aperta ed evoluta senza dubbio». L’esperienza personale della direttrice della “Mai” è la dimostrazione che per una donna è possibile conciliare il lavoro e la carriera con la maternità. Infatti, «la maternità e la crescita dei figli è “un affare di famiglia” e non soltanto della donna. La nascita dei miei figli ha costituito uno stimolo al miglioramento nell’impegno professionale. Ho un marito collaborativo e presente con il quale ho sempre condiviso l’educazione e la crescita dei figli».

Secondo l’Onu il “gender pay gap” è “il più grande furto della storia”. Infatti, “non esiste un solo Paese, né un solo settore in cui le donne abbiano gli stessi stipendi degli uomini” ha dichiarato di recente il consigliere delle Nazioni Unite Anuradha Seth, commentando i dati raccolti dall’organizzazione sulle differenze di stipendio tra uomini e donne. Le donne guadagnano nel mondo in media il 23% in meno rispetto agli uomini. Chiediamo alla dottoressa cosa ne pensa, che ci risponde: «Concordo con la definizione: non solo alle donne devono essere riconosciuti uguali stipendi per uguali mansioni, ma andrebbe anche valutato l’impatto del lavoro domestico e di cura che, nelle nazioni con welfare non evoluto, ricade in gran parte proprio sulle donne».

A Bergamo la cultura e l’arte sono appannaggio delle donne. Stefania Casini è Direttore del Museo Civico Archeologico, Maria Rodeschini della Fondazione Accademia Carrara, Lei presiede la “Angelo Mai”, Maria Mencaroni Zoppetti guida l’Ateneo di Scienze Lettere e Arti, Roberta Frigeni e Roberta Marchetti il Museo storico della città. «Una felice coincidenza – ci risponde la dottoressa Manca – che riflette anche un passaggio storico avvenuto nei decenni scorsi con la maggiore estensione della formazione universitaria e il conseguente appianamento del gap di genere». Per concludere, chiediamo, ma le donne del Terzo Millennio hanno ancora bisogno di “una stanza tutta per loro”? «Certamente sì, – ci replica – in chiave contemporanea. Ma chi non ha bisogno di una stanza per crescere, riflettere, costruire?».

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