Papa Giovanni e le donne: negli Anni ’60 in prima linea per la parità, in anticipo sui tempi

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“Gli esseri umani hanno […] il diritto di creare una famiglia in parità di diritti e di doveri tra uomo e donna; […] nella donna diviene sempre più chiara e operante la coscienza della propria dignità. Sa di non poter permettere di essere considerata o trattata come istrumento, esige di essere considerata come persona tanto nell’ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica”.

Nel 1963 con queste parole, nell’enciclica Pacem in Terris, papa Giovanni XXIII riconosceva l’apporto unico e insostituibile delle donne e sanciva la loro promozione nella società, in anticipo di più di 10 anni sulla società civile.

Questa presa di posizione del pontefice bergamasco, che darà inizio ad una svolta storica nel magistero pontificio riguardo alla condizione e al ruolo della donna nella famiglia e nella vita quotidiana, non era recente, ma risaliva ai suoi primi anni di sacerdozio a Bergamo, alla vicinanza e all’amicizia con personaggi quali monsignor Radini Tedeschi, prima di tutti, e poi il cardinal Ferrari, don Giovanni Rossi, Adelaide Coari, esponenti della corrente progressista cattolica. Tra gli ideali di rinnovamento religioso da loro proposti, fondamentale era stato quello riguardante i nuovi ruoli e compiti spettanti alle donne nella società, ma la successiva violenta reazione integralista antimodernista aveva provocato l’accantonamento e poi l’oblio di quella esperienza.

Il giovane don Angelo Roncalli, segretario del vescovo Radini Tedeschi e da lui incaricato di occuparsi del movimento femminile in diocesi, dimostrò una sincera sensibilità in quei primi anni del Novecento verso le problematiche legate al ruolo della donna in una realtà quotidiana in continua evoluzione. Grazie a lui, il movimento femminile cattolico bergamasco conobbe dal 1910 al 1920 un deciso sviluppo (le iscritte all’organizzazione femminile di Azione cattolica passarono da 48 nel 1910 a 3000 nel 1918), conseguito evitando di fare entrare in contrasto le varie anime  presenti nell’associazione. Gli incarichi affidatigli successivamente al suo allontanamento da Bergamo nel 1921 non gli fecero dimenticare gli ideali e le speranze di quei primi anni del Novecento: con la pubblicazione della Pacem in Terris mostrerà di non averli scordati e, proclamando pubblicamente l’uguaglianza di diritti e di doveri della donna con l’uomo, sia nella vita pubblica che in quella privata, li riproporrà. La Pacem in Terris, indicando nella partecipazione della donna alla cosa pubblica uno dei fenomeni, “segni dei tempi”, che caratterizzavano l’epoca moderna, è il simbolo di quel rinnovamento della Chiesa a cui un’intera generazione di cattoliche aveva aspirato già agli inizi del Ventesimo secolo e che solo poche di loro ebbero la fortuna di vedere attuato.

Barbara Curtarelli è autrice di Don Angelo Roncalli. Origini e sviluppo del Movimento Cattolico Femminile a Bergamo, Glossa, Milano 2006.

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