Rinuncia, digiuno, penitenza… Le parole della quaresima vanno ripensate

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Ė quaresima. Ho sentito parlare di rinuncia, del corpo tenere sotto controllo e, se necessario, da punire. Hanno ancora senso queste affermazioni? Gemma

Cara Gemma, credo che, le parole che hai sentito, siano ormai quasi scomparse dal frasario delle comunità cristiane, o appartengono a quei cristiani ancorati a una tradizione passata. Questo non significa però che il contenuto che esse esprimono non sia da riscoprire, ricomprendere, dentro l’esperienza spirituale incarnata nell’oggi.

Le rinunce moderne per arrivare alla linea perfetta

Certo non mi riferisco alle punizioni corporali. A volte, per il prurito di novità, rischiamo di eliminare una sapienza di vita che ha attraversato il tempo e ha sostenuto la sequela di generazioni di credenti. Nella tradizione contemporanea, si è accantonata, perché ritenuta superata, la dimensione del digiuno, o di quei piccoli fioretti, che erano il segno di una partecipazione alla sofferenza di Gesù. Pertanto la rinuncia sembra essere cosa d’altri tempo. Ma quante “rinunce”, sanno fare donne e uomini, per ottenere una linea fisica perfetta secondo la moda del momento, o per acquistare gli ultimi modelli di auto sul mercato? Forse siamo indotti continuamente ad avere, acquistare, apparire, dimenticandoci che abbiamo bisogno di molto meno di quanto immaginiamo per tenerci in forma e in strettissima collaborazione con lo Spirito, perché quest’ultimo possa continuare la sua opera in noi, abituandoci ad avere il necessario, ma non l’eccesso.

Digiunare per aprirsi e per condividere

La rinuncia non è fine a sé stessa o metro di giudizio sul proprio impegno ascetico, ma è orientata all’apertura del cuore e della mente, a una esistenza evangelica, nella quale lo Spirito può inscrivere, nell’uomo credente, la vita nuova dei salvati. Inoltre è la via a una maggiore solidarietà e condivisione con tanti fratelli che hanno fame di pane e di pace. La rinuncia comincia proprio dalla capacità di scegliere, nella libertà, ciò che si è compreso non essere indispensabile alla vita; dirsi dei “no” ci struttura come persone e come credenti e abbraccia tutta la dimensione dell’umano, dei sentimenti, della corporeità, dei bisogni che fanno parte della natura umana e che possono essere orientati dai valori trascendenti verso la pienezza della vita.

Certo, questo presuppone avere chiaro il modello antropologico di riferimento, a che volto di persona mi riferisco. In una società nella quale tutto e il contrario di tutto è possibile, in cui tutto è giudicato relativo, in cui si arriva a proporre la scelta del “genere”, è difficile assumere esistenzialmente la proposta cristiana, che è anche donare la vita, perderla, a imitazione del Maestro Gesù che ci ha amati fino alla fine.

Un nuovo esodo

Ma possiamo interrogarci sulla verità e bontà di una vita che non sa porsi dei limiti, in virtù di una decantata libertà? Solo una libertà educata ed educante è formativa e maturante identità stabili che sanno assumersi la bellezza della vita, lo stare nella realtà assumendosi le proprie responsabilità. L’itinerario quaresimale ci conduce verso un esodo da noi stessi e dagli idoli o quelle illusioni che ci incatenano e falsificano l’esistenza. La liturgia ha posto all’inizio di questo cammino il Vangelo delle tentazioni di Gesù, la scelta tra il bene e il male che ogni giorno ci interpella. Chiamati a fare verità in noi stessi, alla luce del Vangelo e del modello di uomo che ci propone, facciamo il nostro discernimento: scegliere il bene, rinunciare al male. Questa è la nostra sfida!

Cara Gemma, cambiamo i termini, ma manteniamo la tensione a una conversione al bene. Intraprendiamo il cammino per raffinare la nostra umanità, affinando la nostra anima. Il mondo ne ha tanto bisogno! Buona quaresima.

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