San Giovanni XXIII e San Carlo Borromeo: davanti alle sfide della modernità ci vuole il gioco di squadra

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Abbiamo pensato di dedicare la rubrica iniziata in questo mese di marzo alla figura di Giovanni XXIII in preparazione alla venuta della sua venerata salma nella nostra terra. Verranno presentati alcuni aspetti più o meno conosciuti, ma significativi della sua personalità. Dopo aver ricordato il suo impegno nel campo del femminismo cattolico all’inizio della sua attività pastorale, presentiamo alcuni aspetti del suo rapporto con S. Carlo Borromeo. Nella devozione per il santo milanese spiritualità e interesse storico confluiscono con reciproco vantaggio. Roncalli è uno dei più importanti storici della Chiesa Bergamasca del secolo scorso ed è stato in un certo senso un innovatore. Ha dedicato attenzione allo studio della vita pastorale, intuendo il valore documentario delle visite pastorali, fonti fino ad allora trascurate e ritenute secondarie. Ha compreso – la ricerca storica odierna l’ha puntualmente confermato – che la vitalità della Chiesa di Bergamo deve moltissimo alla riforma tridentina, che ha avuto come artefice principale Carlo Borromeo. Egli ne ha seguito lo sviluppo lungo i secoli, individuando l’apporto fondamentale di Gregorio Barbarigo (1625-1697), che ha ripreso e sviluppato ulteriormente le idee ed i programmi del Borromeo consentendo il loro radicamento nella vita ecclesiale. Non per nulla da papa ha voluto completarne l’iter della causa di canonizzazione. I frutti più splendidi si notano nel Sette-Ottocento, attraverso figure di cui il giovane Roncalli coglie immediatamente l’importanza: come Luigi Mozzi (1746-1813), Arciprete della Cattedrale e fondatore dei primi oratori a Bergamo; poi don Carlo Botta (1770-1849) e Luigi Palazzolo (1827-1886), beatificato da Giovanni XXIII nella primavera del 1963. Lo studio della Riforma tridentina in genere e nella nostra diocesi in particolare ha arricchito la sua sensibilità pastorale mediante l’acquisizione di un’acuta sensibilità storica: la Chiesa, chiamata a testimoniare il Vangelo, non può assumere un atteggiamento statico, ma deve adattarsi ai tempi per raccoglierne le sfide e purificarsi dalle inevitabili incoerenze: Ecclesia semper reformanda.

Pertanto la passione di Roncalli per gli studi storici è una delle chiavi per spiegare la convocazione del Vaticano II. La riforma tridentina era da lui considerata come una risposta esemplare della Chiesa alle drammatiche emergenze religiose del Cinquecento. Analogamente a Trento, il Vaticano II doveva rispondere alle formidabili sfide della Modernità. Dalla storia Roncalli aveva imparato che la loro soluzione non era assicurata da una direzione verticistica della Chiesa, ma richiedeva uno sforzo collegiale dell’intero episcopato con la valorizzazione delle Chiese locali. Era precisamente il caso di S. Carlo: la Riforma Cattolica aveva preso corpo a Milano e non a Roma e da Milano con gli Acta Mediolanensis Ecclesiae  di S. Carlo si era diffusa nell’intera Chiesa! Si comprende allora tutto il peso delle parole del discorso di annuncio del concilio il 25 gennaio 1959: Roncalli senza esitazione affermava che in circostanze particolarmente delicate i Concili ecumenici avevano dato frutti di straordinaria efficacia nella chiarificazione della dottrina e nell’opera di rinnovamento. Accanto al Primato Roncalli invitava a riscoprire la dimensione della Collegialità, più in generale della Sinodalità, a lui sempre molto cara, sia a livello di Chiesa universale che particolare. Questo è senz’altro uno degli apporti più importanti di Roncalli.  Papa Francesco oggi  richiama con vigore questa dimensione; mi sembra sia un suo grande merito e compatisco i critici, privi di competenza teologica e storica!

 

Per approfondimenti vedi: Benigni M – Zanchi G. Giovanni XXIII, San Paolo, Milano 2000. Ricordo la pubblicazione da parte di Roncalli dei fondamentali-Gli Atti della Visita Apostolica di S. Carlo a Bergamo 1575, 2 voll., Firenze 1936-1959.

I saggi di Roncalli su don Carlo Botta nella recente biografia: A. Bellini, Don Carlo Botta, il Prete dei rgazzi di strada, Gamba, Verde 2017.

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