Catechisti, don e genitori accanto ai cresimandi: “Dobbiamo offrire loro esempi credibili”

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Le cresime sono alla porte e nelle comunità i preparativi sono in corso ormai da tempo. Per i ragazzi è un momento importantissimo, ma come lo vivono le persone che li accompagnano? Sacerdoti, catechisti e genitori accompagnano i cresimandi con grande cura a questo giorno e gli abbiamo chiesto di raccontarci il loro punto di vista.
Don Enrico d’Ambrosio, parroco di Cenate Sotto, con un post su Facebook ha augurato un buon cammino ai suoi ragazzi dandogli un paio di consigli su come vivere la vita da cristiani.
“Ragazzi e ragazze, siete tutti chiamati alla santità, a far crescere la vostra umanità, costruendola con fiducia e pazienza, senza consumarla e corromperla. Non siete dei fossili vegetali, delle carcasse di animali già morti, dei cellulari con la batteria scarica, navicelle spaziali che vagano senza orbita. Siete svegli, recettivi e vivaci seguaci di Gesù. La santità è quella stoffa che vi ‘riveste del nuovo’, senza la quale non si è pienamente uomini, né si diventa pienamente cristiani. La santità è questione di stile; è dare alla vostra vita la forma di vita di Gesù di Nazareth. La santità non è cosa complicata, è di una «affascinante semplicità» (papa Francesco), rilascia un sapore di vita. Siate santi e svegli, semplici e positivi, speranzosi e propositivi. Non vale la pena essere complicati e pessimisti, permalosi e malinconici nel cuore”.
Il sacerdote ha sottolineato anche l’importanza della comunità e del vivere da fratelli: “Ricordatevi che non si è santi da soli; neppure si può essere uomini e cristiani da soli. Non siamo noi i soli al mondo e i perfetti a questo mondo. Quando ci isoliamo dagli altri, quando ci poniamo su un piano di superiorità, quando mettiamo qualcuno sotto i nostri piedi, quando non riconosciamo serenamente i nostri limiti, quando presumiamo di avere in tasca la verità e pretendiamo di avere noi l’ultima parola, quando diventiamo prepotenti, perdiamo in umanità, intelligenza e santità.”
“I Santi –ricorda don Enrico- non vivono in un altro mondo lontano dal nostro. Siamo circondati da una moltitudine di testimoni; sono gli amici sconosciuti della porta accanto. La santità è per tutti, non è dei vip. Non è per superuomini. La santità non è qualcosa che si raggiunge mediante lo sforzo della nostra volontà; è lo slancio che lo Spirito dà alla nostra libertà e vulnerabilità. Dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà. Aprite la vostra mente, metteteci il cuore, provate piacere e gusto in quello che fate di buono. Scendete nell’ascolto nelle vostre profondità e liberate la vostra creatività, la vostra immaginazione per trasformare il mondo. Lottate, preparatevi con tutto voi stessi; non è facile essere se stessi, non fatevi illusioni ma è altrettanto vero che la vita ci è data per la nostra felicità. Cercate, nei sentieri interrotti della storia «nelle nostre tracce umane le tracce di Dio» (Miguel Ángel Fiorito). La santità ci è necessaria come il respiro. È questa la riforma, la vera rivoluzione. Voi, potete esserlo davvero. Questa è la santità: «lasciare che il Signore ci scriva la nostra storia». E sarete Beati. Felici, in cammino.”
Don Alberto Bongiorno, alla sua prima esperienza da parroco nell’unità pastorale di Branzi, racconta come vengono accompagnati i cresimandi della sua comunità: “Non avendo il curato, la mia figura di accompagnatore non è cambiata molto e il mio rapporto con i ragazzi è lo stesso. Io e don Luca seguiamo e aiutiamo i catechisti in un cammino di formazione e di preparazione dei vari incontri con i ragazzi”.
“I consigli che posso dare ai cresimandi sono due – continua don Alberto – Il primo è fidarsi: i ragazzi sono in un’età in cui si fidano solo di loro stessi. Il mio invito, invece, consiste nell’ascoltare e nell’osservare il vero senso delle cose e di Dio. Solo così si diventa grandi e si può dire a gran voce “Eccomi”.  Il secondo è impegnarsi. È proprio qui che inizia la partita, ora si scende in campo, adesso l’arbitro fischia l’inizio e non possiamo confonderlo con il triplice fischio. Questo non è l’arrivo, ma la partenza di un cammino che vi porterà a vivere qualcosa di bello nel nome di Gesù e del Vangelo”.
Un altro punto di vista è quello dei catechisti e dei genitori. Adalgisa è una catechista che accompagna i suoi ragazzi alla cresima e augura a tutti i cresimandi di vivere il proprio “Eccomi” con fede e umiltà alla scoperta del grande dono che stanno per ricevere facendolo crescere giorno dopo giorno lungo il cammino della vita. “Con il gruppo di quest’anno – spiega Adalgisa – si è creato un legame davvero speciale. Durante il pellegrinaggio a Roma ho notato quanto i ragazzi siano affiatati e uniti. È una grande gioia accompagnarli”. Luciana e Tiziano, invece, sono i genitori di una ragazza che tra poco riceverà la cresima. “Il passo della cresima –raccontano – è importante. Stiamo rivivendo ciò che abbiamo provato alla nostra cresima e nell’accompagnare nostra figlia ci siamo resi conto quanto sia fondamentale dare il buon esempio in un cammino così delicato. Un consiglio che possiamo dare è quello di non prendere questo sacramento come l’ultimo perché, al contrario, è l’inizio di un’esperienza in cui ognuno cercherà e troverà il proprio spazio nella comunità”.

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