Dopo le aggressioni nelle scuole. Il rapporto genitori-docenti… nel cestino!

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L’adolescente brutto e cattivo

In questi ultimi giorni, abbiamo tutti negli occhi le immagini drammatiche del trattamento riservato ai docenti da parte di alcuni alunni, nostri connazionali: cestini della spazzatura versati addosso al professore; docente umiliato e costretto a inginocchiarsi dinanzi alla maleducazione radicale e disumana del bullo di classe. Come da copione, tante parole di indignazione, invocazione di pene severe e, all’arrivo della notizia che l’adolescente “brutto e cattivo” verrà bocciato, tutto torna come prima (chiaramente, a un adolescente che esercita azioni di violenza importerà molto della bocciatura, vero? Speriamo solo che nessuno lo imiti, perché, in devianza, un momento di gloria val bene una bocciatura, che addirittura può diventare motivo di vanto!).

La mia modesta esperienza

Ora, qualche riflessione educativa. Ordinato prete otto anni fa, dopo tre mesi dall’ordinazione, oltre che iniziare il ministero sacerdotale in parrocchia, a Telgate, ho iniziato anche l’esperienza dell’insegnamento nelle scuole medie, che proseguo tuttora. Un’esperienza bellissima, seppur di sole cinque ore settimanali, che permette un ulteriore contatto con i miei ragazzi ormai adolescenti (insegno in cinque terze medie), le loro famiglie e i colleghi.

Appunto, l’ascolto dei colleghi, di chi a scuola passa la maggior parte del suo tempo, è un momento interessante e decisivo per comprendere la  bellezza, unita alle molte difficoltà, di una missione (non mestiere!) come quello dell’insegnante, oltre che una finestra aperta su uno spaccato interessante della società e di chi di essa costituirà il futuro.

Il problema “genitori”

Una questione che sta emergendo sempre più è la fatica nella costruzione di relazioni buone tra docenti e genitori. Non intendo affermare sia sempre così, ci mancherebbe: ci sono ancora molte famiglie corrette e capaci di relazionalità buone con le istituzioni educative. Tuttavia, aumentano i casi di difesa sistematica del figlio, ben rappresentata dalle espressioni “mio figlio non fa queste cose”, “lei ce l’ha sempre con mio figlio”, “lei non sa conquistare la stima dei ragazzi”  e altre che fanno parte di un campionario ben noto a chi è dell’ambiente.

È triste, tristissimo, ascoltare docenti appassionati della loro materia, dediti alla trasmissione non solo di nozioni ma anche di lezioni di umanità, affermare la fatica, a volte la vera e propria umiliazione ricevuta da parte di chi, con loro, dovrebbe intrecciare legami significativi e forti in ordine all’educazione del figlio. Mi convinco sempre di più del fatto che sia urgente il ripristino di un rapporto genitore-docente fondato sulla fiducia, sulla condivisione di strategie educative e sul rispetto. Questo è richiesto dall’educazione: senza questa, il futuro dei nostri ragazzi è in serio pericolo.

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