Le differenze non sono mai una sottrazione. L’impegno di Acr per creare comunità che includono tutti

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La DIFFERENZA non è mai una sottrazione. Questo è stato il leitmotiv del seminario per Educatori ACR tenuto a Rimini il mese scorso “X tutti Xsone” e con le stesse parole si è aperto l’intervento del responsabile nazionale, Luca Marcelli, a conclusione della due giorni. Parole che vogliamo riprendere e fare nostre per poter aggiungere un nuovo mattoncino nella costruzione di una Chiesa aperta come ci sollecita da sempre Papa Francesco. La DIFFERENZA non è mai una sottrazione. In un tempo in cui le diversità vengono presentate come un problema o come una sottrazione di forme, noi desideriamo che le nostre comunità cristiane siano accoglienti e che non ci fosse il problema dell’inclusione. Siamo chiamati, dal valore che ha ogni differenza, a compiere delle operazioni che non possono rappresentare un problema: non un problema da risolvere, quindi, ma operazioni da compiere. La SOMMA è la prima operazione. Una comunità inclusiva non nasce dalle azioni di singoli, da un battitori liberi; una comunità inclusiva la si costruisce dimostrandosi fedeli a Dio. Costruiremo una comunità inclusiva se riusciremo a metterci in rete con altre associazioni, se ci scopriremo Chiesa, se ci sommeremo a quelle famiglie che per esperienze negative si sono chiuse nel loro dolore. Siamo chiamati a sostenere queste famiglie e non a sostituirci a loro. In questa somma teniamo insieme tutta la comunità. Costruiamo alleanze perché solo così possiamo essere Chiesa. Di fronte a questa operazione si ripeterà il miracolo dei pani e dei pesci: la MOLTIPLICAZIONE. Quel “per” riportato nel manifesto e nello slogan del seminario è un invito chiaro: moltiplicare! Ma cosa? Moltiplicare la fiducia nel gruppo quale strumento privilegiato per l’inclusione. Il gruppo nel quale il ragazzo vive è la dimensione più inclusiva che l’ACR conosce perché moltiplicatore dell’originalità di ciascuno e luogo dove ognuno può trovare la sua dimensione personale in relazione all’altro. Un gruppo che assume queste caratteristiche è un gruppo che può essere solo inclusivo, dove i ragazzi stessi sono inclusivi. È un gruppo dove i disabili possono vivere quella eterna convinzione che sono utili al mondo. Il gruppo è il ponte con il mondo, dove i disabili possono valorizzare il loro essere educatori di relazioni. Per finire l’operazione più difficile: la DIVISIONE. Gli educatori sono coloro che sanno trovano un massimo comune divisore. Significa accompagnare il ragazzo a guarda oltre alla diversità e riconoscere nell’elemento di disturbo sta una persona che manifesta il suo bisogno di relazioni, come chiunque altro. Trovare il massimo comune divisore è chiedersi chi è quella persone per me. Troppo spesso gli educatori sono barriere per far comprendere i significati, e quante volte il massimo comune divisore viene individuato in qualcosa da fare invece di porsi domande di significato davanti al bisogno di relazione. Non è, quindi, questione di tecniche, ma di sapersi chiedere quale significato diamo alle persone. Le proposte sono operazioni da svolgere e non problemi da risolvere. Abituiamoci a pensare per operazioni e non per problemi, abituiamoci a pensare alle persone e non ai casi. Sarà difficile? È un processo da avviare. Ci si dovrà formare e avviare processi di formazione, ma è un compito per il quale abbiamo avuto un Maestro che accoglie, reintegra, rialza, guarisce e prende su di se le malattie. Non siamo stati chiamati a servire perché eravamo i migliori in circolazione, ma siamo stati chiamati a servire perché fossimo casa e ponte.

Manuela e Valerio

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