Le mamme perfettine e quei bimbi che si rotolano nel fango come Peppa Pig

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“Guardi che sua figlia sta mangiando la terra”. “Suo figlio sta scavando con le mani una buca e la riempie d’acqua, lo sa?!”. Sì, lo so. Lo so che i miei figli si sporcano. Tanto. Saltano nelle pozzanghere di fango con una classe da fare invidia a Peppa Pig, si puliscono il naso con la manica o la mano a seconda della stagione. Alice ha gattonato per mesi su ogni tipo di superficie, giocando con le fortunate formiche che riuscivano a sfuggire alla sua bocca vorace, Tommy mi si è presentato a casa con ogni tipo di “bottino” trovato nel bosco (e con “ogni” intendo proprio “ogni”).

Ne ho viste di tutti i colori, sempre più sorprendenti: pappe sui capelli e sui muri, facce pitturate e irriconoscibili, vermi addomesticati e lasciati poi liberi nell’orto, slimer (sì, vi prego, ditemi che anche voi avete a che fare con questo diabolico e terribile coso molle e appiccicoso) incastrato nei capelli senza alcuna possibilità di salvare intere ciocche. Ed evito il capitolo cacca e pipì, al quale potrei dedicare un libro intero ricco di aneddoti. Ma lo risparmio per gli animi più impressionabili.

“Come mai lasci che la tua bimba gattoni su questo pavimento, che pulito non è di sicuro, e che se ne vada in giro?! Potrebbe starsene qui sul tappetino”. Ecco è stata lei, una mamma incontrata nel corso di una riunione per l’iscrizione all’asilo nido, a farmi aprire gli occhi. Sul fatto che in effetti molte madri brave, ordinate, organizzate, perlopiù con un figlio unico, possano restare piuttosto allibite nel guardare i miei bimbi all’opera.

I miei figli si vestono da soli a tre anni e vanno all’asilo certamente non perfetti, a volte con la maglia al contrario, altre volte con un’accozzaglia di colori nella scelta di felpa e pantaloni da far paura. Ma a me piacciono così. Mi piace che siano liberi di sperimentare, mi piace l’idea di non star loro sempre addosso. Perché una cosa è certa: se la sanno cavare alla grande. E anche in quanto a terra e gattonamenti vari sui pavimenti, beh, devono essersi fatti parecchi anticorpi perché resistono alle epidemie senza batter ciglio.

In ogni caso, per la cronaca, con la mamma conosciuta alla riunione del nido sono anche diventata molto amica. Le prime volte guardava terrorizzata mia figlia pronta a cacciare le sue dita “sporche” in bocca al suo splendido bambino sempre perfetto. Poi pian piano abbiamo trovato un equilibrio: lei ha scoperto che suo figlio non poteva crescere sotto una campana di vetro, io ho imparato a dare una parvenza di civilizzazione a mia figlia, facendole ogni tanto i codini e osando (raramente) vestitini da far invidia a Elsa di Frozen. Ma la sua natura è ribelle.

E allora io continuo così: riservo le urla e i rimproveri solo a ciò che secondo me realmente conta, poche e chiare regole, l’educazione e il rispetto per gli altri innanzitutto. Lo sporcarsi no. E’ una cosa troppo divertente perché la si trasformi in divieto. Vivere, alla fin fine, significa sporcarsi le mani. E non solo.

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