Luca Doninelli racconta lo spettacolo “Maryam” in scena per Altri Percorsi: “Lo sguardo femminile rende il mondo più trasparente”

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Non è la religione a creare divisioni, ma l’uso che se ne fa. E lo sguardo femminile tende a rendere più netti i confini, più limpide le immagini. Questi i punti di partenza dello spettacolo “Maryam”, in scena venerdì 13 aprile alle 21 nell’ambito della stagione di Altri Percorsi organizzata dalla Fondazione Teatro Donizetti. Lo racconta lo scrittore Luca Doninelli, autore del testo. In scena c’è Ermanna Montanari. Ideazione, spazio, costumi e regia sono di Marco Martinelli e della stessa Montanari. Musica Luigi Ceccarelli, regia del suono di Marco Olivieri. “Un lavoro di squadra in cui tutti gli autori sono alla pari” sottolinea Doninelli. Il testo nasce da un’esperienza concreta più che da un approfondimento teorico: “Ho vissuto per un periodo nel mondo musulmano e in ogni casa in cui entravo c’era l’immagine di Maria. Il culto mariano è forte e diffusissimo, soprattutto tra le donne. Chiedono spesso a Maria la fecondità perché per loro rappresenta la felicità della maternità. Mi è capitato di chiedere a una donna come mai tenessero in casa un simbolo che credevo fosse soltanto cristiano, e lei mi ha risposto: perché è la madre. Sono stato molto colpito dal fatto che il rapporto col mondo, con Dio e col tutto avesse anche un volto materno. Da lì sono partito senza approfondire scientificamente la teologia mariana islamica, anche perché ho visto che ne esistevano diverse versioni. Ho pensato piuttosto a quanta parte del mondo musulmano è tormentata da guerre e situazioni violente e incomprensibili e a come una donna si può trovare sperduta”. Ha messo le basi per questo testo anche una visita di molti anni fa in Terra Santa: “E’ un ricordo del primo viaggio che ho fatto a Nazareth. Ho trascorso due ore nella basilica dell’Annunciazione e per tutto il tempo ho visto scorrere una fila interminabile di donne che rendevano omaggio a Maria. Ho sempre desiderato tradurre l’impressione che avevo provato in quel momento in una forma in qualche modo artistica, e poi con il sostegno di Marco Martinelli e di Ermanna Montanari è nato questo testo teatrale. Marco che è un grande drammaturgo me l’ha fatto riscrivere cinque volte”. Nello spettacolo entrano diverse voci di donne: “Sono storie che ho incontrato sui giornali oppure che mi sono state raccontate, tutte purtroppo plausibili. Luogo della messinscena sono i campi profughi. Queste donne vedono una sorella in Maria perché anche lei ha visto morire suo figlio e ha dovuto assistere impotente, ne porta la sofferenza sulla pelle. Questa identificazione è qualcosa che va oltre le religioni. Maria la pregano tutti. Cristiani e musulmani hanno vissuto in pace per secoli, non è la religione il motivo di conflitto ma come la utilizziamo, cosa ne facciamo”.
Lo spettacolo si sofferma in modo particolare sulla condizione delle donne, ed è tutto al femminile: “Mi sembra che lo sguardo femminile sul mondo – spiega Doninelli – lo renda più chiaro e limpido per tutti. La risposta di Maria alle donne è quella di una persona che prende sul serio il loro dolore, le loro ferite.  C’è una partecipazione ultima di Maria al dolore di questo donne, perché lei stessa lo prova. E’ un dolore fecondo senza il quale il mondo diventa una macchina. La risposta di Maria è che il dolore non è privo di senso anche se non può essere cancellato o dimenticato. E’ il cuore del mistero dell’esistenza”.
La musica è una componente importante dello spettacolo: “E’ quasi un’opera lirica, grazie all’apporto di Luigi Ceccarelli, musicista sensibile. La musica abbraccia sostiene, innalza, e costituisce una chiave di lettura”.

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