Mezzi pubblici gratis per far respirare le città. Bella idea, ma è possibile?

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Gratis, la parola magica. A volte ha poteri taumaturgici, altre diseducativi: sempre, attira e invoglia. Sarà per questo (ma non solo) che alcune grandi amministrazioni comunali europee stanno sperimentandola in abbinamento ai trasporti pubblici locali. Insomma, si sale in bus, tram o metro gratuitamente.
Lo svantaggio unico è evidente: non s’incassa nulla. Il trasporto viene completamente sovvenzionato dal gestore pubblico. Tale deve essere il gestore, perché un privato deve vedere remunerato il suo investimento. Quindi ci saranno dei vantaggi, se si sceglie una direzione così drastica.
Si parte da un fatto, che è oro colato in molte città d’Italia: gli incassi da biglietti e abbonamenti coprono solo una piccola parte (a volte addirittura minima) dei costi; il resto è comunque tirato fuori dal gestore pubblico, Regione o Comune che sia. In più, per incassare si deve pagare. Ad esempio gli stipendi per bigliettai e controllori; i sistemi di esazione; le tessere e i biglietti; le amministrazioni contabili. Quindi il netto si riduce ancora di più.
Ma non è una scelta di resa, quella che ha spinto alcuni sindaci nordeuropei ad eliminare i pagamenti su una linea, su un particolare mezzo di trasporto o addirittura sull’intero sistema di trasporto pubblico. La scelta dipende dalla volontà di incentivare appunto il trasporto pubblico a discapito di quello privato, per questioni di inquinamento ambientale o per ragioni di traffico eccessivamente intenso. Che produce inquinamento.
Nel contempo, si mettono i bastoni tra le ruote delle automobili. Parcheggiare diventa difficile o estremamente oneroso; ci sono blocchi del traffico (da esempio, delle auto a gasolio o di quelle più vecchie); si realizzano corsie dedicate e veloci per bus e tram; si punta molto sulle ciclabili e sull’uso delle bici.
Insomma una svolta epocale. Le grandi città – ma pure alcune medie – non ce la fanno più a reggere l’urto del traffico automobilistico. Le varie zone a traffico chiuso o limitato hanno solo spostato il problema qualche metro più in là. I lunedì e venerdì di Roma, Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo… sono ai limiti dell’incubo, specialmente in caso di maltempo.
I mezzi pubblici (a metano, ad elettricità, in futuro ad idrogeno) sono meno inquinanti e sgravano le strade da migliaia di marmitte. Meno tempo perso in coda, meno inquinamento, meno costi sanitari, meno incidenti… Ci sono tante considerazioni da fare, e che pure gli amministratori italiani dovranno iniziare a fare.
C’è solo un ma. Tutto avrà un senso se esistono, questi benedetti mezzi di trasporto pubblico (e puliti, abbastanza moderni, frequenti); e se la gestione degli stessi è fatta con efficacia ed efficienza. Mentre l’esperienza di molte città italiane oggi racconta una storia ben diversa.

(Foto l’Osservatore Romano/ Sir)

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