Ricordando la Pasqua. Il momento più emozionante: l’esplosione dell’Exultet

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Raccontami il momento più intenso, più emozionante delle tue festività pasquali. Giuditta

Il momento più intenso ed emozionante delle “mie” feste pasquali è stato durante la solenne Veglia Pasquale, quando il sacerdote ha proclamato il canto dell’Exultet, il “Preconio pasquale”.
Privo di qualsiasi effetto speciale e di qualsiasi spettacolarità “canora”, il canto del Preconio ha avuto una risonanza emotiva molto forte dentro di me e ha fatto vibrare le corde più intime del mio cuore, commuovendomi intensamente. Esso, infatti, mi ha aiutato a prendere maggior consapevolezza di quanto stavamo celebrando e la grandezza dell’evento della Risurrezione di Cristo. Oh! Se solo fossimo tutti un poco più consapevoli!!!

Che cosa è l’Exultet

Ma, cos’è questo canto, spesso considerato lungo e pesante, difficile da comprendere? È un antichissimo inno, elevato la notte di Pasqua nella solenne Veglia pasquale, possibilmente in gregoriano da un diacono o un cantore. Esso tesse meravigliosi encomi a Cristo Risorto, arricchito da bellissime ed evocative immagini che aiutano i presenti a percepire la profonda linearità della rivelazione cristiana e a ritrovare quel filo rosso che unisce le antiche Scritture con la persona di Cristo.

L’Exultet proclama, infatti, la vittoria della luce sulle tenebre, simbolizzata dal cero pasquale appena acceso, annuncia la risurrezione di Cristo e invita tutta l’assemblea a gioire per il compiersi della profezia del mistero pasquale, ripercorrendo i prodigi della storia della salvezza. Semplice e insieme molto solenne, è, dunque, un condensato di fede, di teologia, di spiritualità, di liturgia elaborato nel corso dei secoli, frutto di un lunghissimo cammino.

Mi sono sentita in mezzo ai primi cristiani

Mentre il sacerdote rivestito dei solenni paramenti proclamava all’ambone le prime note di questo inno, nella penombra della nostra chiesa, rivedevo, con gli occhi del cuore, il cammino della Chiesa dei primi secoli, i suoi grandi testimoni, i martiri, i dottori, ecc, e mi pareva di essere lì, presente con le prime comunità cristiane ad accogliere lo sconvolgente annuncio che ha avuto la forza di cambiare la storia dell’umanità:

Esulti il coro degli angeli, esulti l’assemblea celeste: un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto. Gioisca la terra inondata da così grande splendore; la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo. Gioisca la madre Chiesa, splendente della gloria del suo Signore, e questo tempio tutto risuoni per le acclamazioni del popolo in festa.

Mi ritrovavo, allora, con la fantasia, accanto ai primi grandi testimoni della fede che, nel nascondimento delle catacombe o nelle grandi basiliche romane, celebravano la risurrezione di Cristo. Rimanevo in silenzio, come a bocca aperta, stupita, quasi incredula. Man mano il canto veniva eseguito e le immagini si susseguivano, prendevo maggior consapevolezza della profonda coerenza della rivelazione cristiana, perfettamente fedele a se stessa:

Questa è la vera Pasqua, in cui è ucciso il vero Agnello, che con il suo sangue consacra le case dei fedeli. – Continuava il celebrante – Questa è la notte in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri, dalla schiavitù dell’Egitto, e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso. Questa è la notte in cui hai vinto le tenebre del peccato con lo splendore della colonna di fuoco.

Un unico grande rendimento di grazie che abbracciava l’intera storia della salvezza, dalla creazione alla glorificazione di Cristo, saliva così al Padre per la Risurrezione del Signore Gesù.

Pensavo a chi non ha ancora provato la gioia di quella notte luminosa

Pensavo, allora, a quanti fratelli e quante sorelle non erano raggiunti da questo solenne annuncio di speranza: il rumore di alcune automobili che sfrecciavano veloci, fuori sulla strada davanti al nostro monastero, mi ricordava la spasmodica corsa del mondo, ancora ignaro delle meraviglie che, come “piccolo resto”, stavamo celebrando nell’oscurità di quella notte luminosa, beata e santa.

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