“Studentessa fuori sede, ho imparato che ogni luogo è casa se ci conquista il cuore”

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Riportiamo la storia di Valentina, una dei giovani intervistati dai ragazzi del camper del progetto Young’s condotto da diocesi di Bergamo e Università: una ricerca per tratteggiare un ritratto di una generazione (i venti-trentenni di oggi) senza banalizzarla. Se ne possono trovare altre sul sito www.beyoungs.it.

“Ogni luogo è casa se sa conquistare il nostro cuore, ed è proprio con questo pensiero che riesco meglio a descrivere l’esperienza unica che la vita mi ha riservato. Finite le superiori ho preso la decisione di iscrivermi all’università, ma abitando lontano dalle sedi universitarie ho dovuto trovare il coraggio di lasciare il calore della mia famiglia e di trovare un luogo dove poter trascorrere i miei anni di studio. Un luogo dove iniziare ad essere libera, trovare i miei ritmi e poter scrivere nel miglior modo possibile un nuovo capitolo della mia vita. Il destino mi ha condotto a trovare ospitalità nel convitto delle Suore Orsoline di Gandino, in Città Alta, i primi periodi sono stati molto difficili perché alla fine era una nuova esperienza, lontana dalla famiglia, dagli amici, in un nuovo mondo, con nuovi orari e nuove abitudini che si dovevano ancora sviluppare, ma nulla mi ha fermato davanti a questa difficoltà.Con il passare del tempo infatti quel luogo è divenuto sempre più mio, sempre più casa, un luogo dove gli amici diventano una seconda famiglia, gli spazi che occupi li senti più tuoi, le persone che hai intorno con affetto ti spronano in ogni momento. Quando tutto questo accade capisci davvero che forse per te in verità la casa non è un luogo fisico fatto di mattoni, ma è un luogo simbolico, dove ritrovi te stesso, dove stai bene, e riesci ad essere la persona che sai di essere.A volte poi ci troviamo a tornare indietro e ricercare il posto dove siamo nati, ma ci accorgiamo che alla fine, il nostro cuore non è più lì ed è nel luogo dove noi riusciamo veramente a definire CASA, e questo è un pochino quello che è successo a me, perché nella realtà dove vivo non trovo più quella libertà e quel calore di casa che il convitto mi ha lasciato. Ed è per questo che ogni giovane deve trovare il coraggio di capire davvero dove sia la propria casa, quale luogo per lui significa oltre a crescita anche libertà, senza fermarsi davanti alla prima difficoltà della vita”.
L’esperienza di Valentina ci ha aiutato ad esplorare un modo diverso di vivere casa, un edificio di persone che si illumina grazie alle persone che lo abitano, lo vivono e lo plasmano.

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