Le reazioni alla crisi di governo. Monsignor Galantino: è il popolo a pagare il prezzo più alto

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L’economista Carlo Cottarelli ha ricevuto e accettato con riserva, secondo prassi, l’incarico di formare il nuovo governo. Il Presidente della Repubblica, ha riferito Cottarelli, mi ha chiesto di “presentarmi in Parlamento con un programma che porti il Paese a nuove elezioni”. In caso di fiducia a tale programma – ha spiegato Cottarelli – includerebbe la legge di bilancio, che va presentata in autunno e approvata entro la fine dell’anno, con elezioni da tenersi quindi “all’inizio del 2019”. “In assenza di fiducia – ha precisato il presidente incaricato – il governo si dimetterebbe immediatamente”, restando in carica per la gestione degli affari correnti e “accompagnando il Paese al voto dopo il mese di agosto”.
Cottarelli ha tenuto a puntualizzare che il governo manterrà una posizione di “neutralità” rispetto alla campagna elettorale e che lui stesso si impegna a non candidarsi alle elezioni. Impegno che chiederà anche agli altri membri della compagine governativa. Il presidente incaricato, parlando “da economista”, ha affermato che nonostante le tensioni degli ultimi giorni “l’economia italiana è in crescita” e “i conti pubblici rimangono sotto controllo”. Peraltro il governo che sta per nascere assicurerà “una gestione prudente dei nostri conti pubblici”. Cottarelli ha aggiunto che “il dialogo con la Ue in difesa dei nostri interessi è essenziale” come è essenziale la partecipazione italiana all’area dell’euro. Il presidente incaricato ha dichiarato che intende presentare al Quirinale le proposte per la lista dei ministri in tempi molto stretti.

Monsignor Nunzio Galantino: Nessun muro contro muro

“Ognuno cerca di motivare le proprie ragioni, ma alla fine si rischia che a pagare il prezzo più alto sia quel popolo in nome del quale tanti parlano”. Lo dice al Sir mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, all’indomani dell’apertura della crisi politica e istituzionale con la rinuncia presentata da Giuseppe Conte al Capo dello Stato. Galantino ricorda che “i momenti di tensione non si superano intensificando la stessa, ma individuando percorsi che non possono essere al di fuori della Carta costituzionale”. Confermando la “vicinanza” al presidente Mattarella, che “accompagno con la preghiera”, il segretario generale conclude: “Tutti pagano da queste situazioni, i poveri ancora di più perché hanno meno tutele. Ma a perderci siamo tutti, come immagine dell’Italia perché all’esterno mostriamo una incapacità a guardare nella stessa direzione. Penso ci sia bisogno di un sussulto di dignità da parte di tutti, di attenzione e si voglia di incontro in nome del bene comune”.

Il giurista Mirabelli: “Impeachment è un termine inappropriato”

“Impeachment è un’espressione del tutto inappropriata perché il presidente della Repubblica non è soggetto alla fiducia del Parlamento e i suoi atti non possono essere sindacati dal Parlamento. Può essere messo in stato d’accusa solo per alto tradimento o attentato alla Costituzione”. Lo ha detto il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. “Mattarella – ha aggiunto il giurista – ha rispettato esattamente la Costituzione che stabilisce come sua prerogativa la nomina del presidente del Consiglio dei ministri e su consiglio di questo la nomina dei ministri. È perciò un atto che richiede un vaglio, una verifica, un intervento, una valutazione, un consenso o un dissenso del presidente della Repubblica”. “Era in gioco anche una prerogativa del presidente della Repubblica che – conclude Mirabelli – non può essere costretto perché non scrive sotto dettatura”.

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