Guardo mio figlio e lo vedo ancora piccolo: com’è dura lasciarlo volare da solo nel mondo

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Spesso lo guardo e lo vedo così. Piccolo piccolo, indifeso, con davanti a sé un oceano da solcare. E il tuffo in acqua dovrà farlo, pronto o no, convinto o meno, perché crescere implica per forza lasciare il nido e imparare a cavarsela da soli. Già, il problema è che tuo figlio lo vorresti veder diventare grande, ma ti sembra sempre un bambino. Da difendere, proteggere, tenere al riparo da un mondo troppo spietato, dominato da dinamiche assurde.

E ogni volta lotti tra la voglia di intervenire in suo aiuto e la consapevolezza che devi lasciarlo fare. L’altro pomeriggio lo guardavo, al parco, mentre correva incontro a un gruppo di ragazzi che giocavano a calcio. Ci teneva proprio, a far parte anche lui della squadra. Era entusiasta, gli brillavano gli occhi. Peccato che quei bambini avessero almeno otto anni, mentre lui non ne ha nemmeno cinque. E’ stato accolto a spintoni, a suon di “ma non vedi che sei piccolo?!” e di “in squadra con me non ci stai”.

Ecco, in quel momento devi proprio contare fino a 10, magari anche fino a 20. Perché già ti vedi pronta a indossare il mantello da super-eroina, correre verso il gruppetto, saltare gli ostacoli, alzare di peso i prepotenti e lanciarli lontano lontano. Ma no, per fortuna inizi ad essere ben addestrata e pronta a gestire (quasi) tutto. Osservi, aspetti. Magari provi a non guardare, se proprio sai che non riusciresti a stare zitta.

E a sorpresa scopri che tuo figlio riesce a gestire la situazione al meglio. Senza prendersela, chiedendo di poter fare giusto un tiro in porta. Sempre a sorpresa vedi che i bambini “grandi” non sono poi così cattivi, e passata la diffidenza iniziale lo integrano addirittura nel gruppo. Certo, il momento idillico non dura poi molto, è chiaro che tuo figlio potrà forse aspirare ad essere mandato in porta a ricevere qualche pallonata in faccia o negli stinchi. Ma anche lì lui dimostra maturità, quando capisce che è il momento di andarsene, semplicemente, lo fa.

Lo ammetto, non sarei mai stata così brava a trovar le soluzioni che a lui sono invece venute spontanee. Allora sì, lo vedi grande. Pensi che ci sappia fare, che poi così fragile non è, che possa davvero riuscire a cavarsela. Poi la sera, quando lo metti a letto, ti guarda con i suoi occhioni e ti prende la mano. “Mamma, io non ho paura di niente, però del buio un po’ sì”. Lo tieni stretto. E lo rivedi bambino. Un bimbo che cresce, tenendoti stretta la mano.

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