La casa di carta. A proposito di Chiesa e finanza

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I rapinatori benefattori

Come molti altri, mi sono visto anch’io in queste settimane La casa de papel (La casa di carta, in italiano), la serie tv trasmessa da Netflix che racconta del colpo alla Zecca spagnola da parte di  otto rapinatori che avevano l’obiettivo non di rubare ma di stampare qualche miliardo di euro. La mente della banda è “il professore” che in un confronto serrato con l’ispettrice Raquel Murillo così giustifica le ragioni del colpo: “Nel 2011 la Banca centrale europea ha creato dal nulla 171 mila milioni di euro; dal nulla, proprio come stiamo facendo noi. Però alla grande: 185 milioni nel 2012, 145 mila milioni nel 2013. Sai dove sono finiti tutti quei soldi? Alle banche! Direttamente dalla zecca ai più ricchi. Qualcuno ha detto che la Bce è una ladra? Iniezione di liquidità l’hanno chiamata. E l’hanno tirata fuori dal nulla, Raquel, dal nulla. Cos’è questa? Non è niente, Raquel, è carta, lo vedi? È carta! Io sto facendo un’iniezione di liquidità, ma non alla banca, la sto facendo qui nell’economia reale di questo gruppo di disgraziati, perché è quello che siamo, Raquel, per scappare da tutto questo. Tu non vuoi scappare?”

Un documento del Vaticano sull’attuale sistema economico-finanziario

Queste affermazioni contestate e discusse con molta passione in rete (perfino Business Insider Italia edizione italiana di Business Insider, il sito sulla finanza che negli Stati Uniti ha decine di milioni di utenti unici al giorno, ne ha fatto oggetto di un lungo articolo) mi sono venute in mente a proposito del documento da poco pubblicato a cura dei dicasteri vaticani per la dottrina per la fede e per il servizio dello sviluppo umano integrale.  “Oeconomicae et pecuniariae quaestiones” è il titolo del testo che ha l’obiettivo di offrire  «considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario»

Il testo è da leggere. Per più motivi. Anzitutto, perché non demonizza questo sistema.

Ogni realtà ed attività umana (…) è positiva. Questo vale per tutte le istituzioni a cui dà vita la socialità umana e anche per i mercati, a ogni livello, compresi quelli finanziari (n. 8).

Imprese e banche sono anche “faccende teologiche”

Inoltre ricorda ai cristiani smemorati di oggi che

anche l’economia e la finanza hanno a che fare direttamente con l’attuazione e attualizzazione della fede cristiana, che imprese e banche sono anche faccende teologiche. Dice che una vita individuale e collettiva fedele al Vangelo oggi non può fare a meno di confrontarsi con la fede, e che la fede non può fare a meno di confrontarsi con l’economia e con la finanza, che sono luoghi spirituali e teologici.”  (Luigino Bruni).

Con lucidità, il documento individua rischi, storture, immoralità dell’attuale sistema, suggerendo vie d’uscita: chiede maggiori regole per i mercati, così da garantire tutti. Perché il mercato – è sotto gli occhi di tutti da molte tempo – non è in grado di regolarsi da sé, né correggere quegli effetti che risultano nocivi alla società umana.  Propone una tassa mondiale sulle transazioni offshore (da sola basterebbe a risolvere il problema della fame nel mondo) e invita a cambi strutturali per affrontare il problema del debito pubblico degli Stati. Infine, suggerisce a  ciascuno di noi di credere che è possibile ottenere  un nuovo modello economico sostenibile, inclusivo e partecipato. Ma l’unico modo per farlo è costruirlo dal basso, insieme.

Il “voto con il portafoglio”

Ecco allora la proposta del “voto con il portafoglio” (n.33): diventare consumatori responsabili, consapevoli del nostro ruolo e del potere di premiare con i nostri acquisti le aziende che fanno profitto nel rispetto dei lavoratori, dei clienti e dell’ambiente. È il potere di valutare e scegliere le aziende leader nella sostenibilità sociale, ambientale e fiscale.

Davanti all’imponenza e pervasività degli odierni sistemi economico-finanziari, potremmo essere tentati di rassegnarci al cinismo. In realtà, ciascuno di noi può fare molto, specialmente se non rimane solo» (n.34).

Il documento non fa sconti. Sottolinea che la recente crisi finanziaria poteva essere l’occasione per sviluppare “una nuova economia più attenta ai principi etici”, ma non si sono voluti “ripensare quei criteri obsoleti che continuano a governare il mondo”. E che infettati dalla patologia – antica e sempre nuova – della rendita hanno portato alla finanziarizzazione dell’economia e del mondo imprenditoriale. Per cui oggi rischia di far sì che

la ricchezza virtuale, concentrandosi soprattutto in transazioni caratterizzate dal mero intento speculativo e in negoziazioni ad alta frequenza, attiri a sé eccessive quantità di capitali, sottraendole all’economia reale. Ciò che più di un secolo fa era stato preconizzato, si è oggi tristemente avverato: la rendita da capitale insidia ormai da vicino, e rischia di soppiantare, il reddito da lavoro, spesso confinato ai margini dei principali interessi del sistema economico (n.15).

Come ricordano spesso Zamagni e Bruni, il dominio della rendita è la nevrosi della finanza. Lo sapevano molto bene la Bibbia e il Medioevo, che condannavano il prestito a interesse o a usura, perché era espressione del dominio della rendita: qualcuno deteneva un potere –  il denaro – e questa condizione di dominio gli consentiva di percepire reddito senza lavorare. Il conflitto principale del nostro non è più quello tra capitale e lavoro, più tipico dei XIX e XX secolo, ma il conflitto rendita-lavoro, una rendita finanziaria che schiaccia verso il basso profitti e salari.

Dove stanno i politici? Dove stanno i cristiani?

Al termine della lettura, restano due grandi domande. La prima è: dove sta la politica e dove stanno i politici. Sempre più disorientati e impotenti di fronte al “crescente e pervasivo potere” dei grandi network economico-finanziari sovranazionali. La seconda è: dove stanno i cristiani. Non bastano gli slogan e le parole d’ordine. Servono saperi e competenze per prendersi cura della casa e delle sue regole – oikos nomos: economia –, per essere più presenti dentro i processi dei mercati, ad abitare di più i luoghi economici. Lo avevano ben presente quei credenti che a fine Ottocento, sulla scia della Rerum Novarum, hanno avuto il coraggio e la responsabilità di immaginare e dar vita a centinaia di Casse Rurali che hanno garantito sopravvivenza e dignità a migliaia di contadini e lavoratori.

Oggi il mondo è radicalmente cambiato. Noi, dove siamo?

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1 commento

  1. Recentemente alla presentazione del libro: Ho fatto il Prete – Il clero di Bergamo durante l’occupazione tedesca – Don Goffredo Zanchi iniziava il suo lucidissimo intervento soffermandosi sui fermenti che hanno contraddistinto l’ultima parte del 19° secolo – dalla RERUM NOVARUM alla costituzione di Istituti di Credito, alla cooperazione, allo scipero di Ranica . alla illuminata opera di Nicolò Rezzara.
    Di questo periodo ma sopratutto di questi PERSONAGGI ne dovremmo parlare di più, ma anche le nostre Banche dovrebbero riprendere lo spirito di allora!

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