“La chiesa immobile” di Marco Marzano. Un libro dove c’è molto. Manca solo l’essenziale

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“Quel che resta dei cattolici”

Ho partecipato nei giorni scorsi alla presentazione dell’ultimo libro di Marco Marzano, sociologo che insegna all’Università di Bergamo, e autore di alcuni saggi interessanti sul futuro del cristianesimo. In particolare, avevo apprezzato “Quel che resta dei cattolici”, un volume uscito per Feltrinelli che indagava, un anno prima dell’elezione al soglio pontificio di papa Francesco, sulla crisi della Chiesa in Italia. Il libro era il frutto di una lunga inchiesta dentro il cattolicesimo nostrano; non però quello dei palazzi apostolici, delle sacre stanze ma quello, molto meno noto e celebrato, della ‟base”, delle parrocchie e degli oratori. Tre immagini emergevano dal libro. La prima era quella di un ‟banco vuoto”, ovvero di un paese sempre più secolarizzato, in costante allontanamento da quella che è stata per secoli la ‟sua” chiesa. Marzano racconta la secolarizzazione italiana prima di tutto ridimensionando i dati più diffusi sulla pratica religiosa. La seconda immagine era quella del ‟fortino assediato”. È in questo modo che la gerarchia cattolica vede la chiesa: un’istituzione assediata da ogni lato e intenzionata a resistere a tutti i costi, a non cambiare. Le vittime di questa ‟linea” sono soprattutto le parrocchie. Marzano racconta questo ‟mondo dimenticato”. La terza immagine era quella del ‟piccolo porto sicuro”, quello rappresentato dai movimenti ecclesiali, dalle nuove sette cattoliche, la grande novità della chiesa italiana negli ultimi anni. Un libro intrigante che apriva ragionamenti per comprendere come i credenti vivevano la transizione contemporanea e interpretare alcune conseguenti scelte pastorali.

La “rivoluzione mancata” di Papa Francesco

Per questo ero curioso di leggere “La Chiesa immobile. Francesco e la rivoluzione mancata”, uscito un paio di mesi fa per Laterza. Il testo è ben scritto e si legge di corsa ma devo dire con franchezza non mi ha per niente convinto. Non tanto per il drastico ridimensionamento della figura di Papa Francesco, accusato di essere, secondo Marzano, – alla faccia della propaganda massmediatica e della claque ecclesiale – un conservatore, “un anziano prete affezionatissimo all’identità cattolica tradizionale, il servitore fedele di una identità clericale che ha coltivato per un’intera vita, il primo boicottatore di ogni vera riforma strutturale dell’istituzione” (p.156). Un Papa il cui vero capolavoro consiste – per il sociologo – nell’aver fatto passare per rivoluzionari un insieme di cambiamenti del tutto marginali ai limiti dell’irrilevanza, normali e del tutto prevedibili evoluzioni della strategia complessiva della gerarchia cattolica. Riuscendo in questo modo nel duplice intento: “da un lato, aumenta immensamente la sua popolarità, dà smalto alla sua immagine, cattura l’attenzione delle opinioni pubbliche di tutto il mondo; dall’altro, non solo fa scomparire del tutto dal dibattito pubblico il tema della secolarizzazione e della sempre minor rilevanza del cristianesimo, ma oscura, quasi fosse una cosa irrilevante, l’esistenza e il funzionamento dell’organismo che dirige, della macchina ecclesiastica, cioè delle prassi politiche, religiose, culturali e normative nelle quali è immerso quel mezzo milione di preti che non si chiamano papa Francesco” (p. 148).

Per Marzano la Chiesa è solo una macchina organizzativa

No, non è questo che mi disturba. Questa di Marzano è una tesi e con le tesi ci si confronta, anche in modo dialettico. Ciò che mi disturba –  perché non permette un confronto autentico, pur continuamente invocato  – è che Marzano legge, da par suo, si intende,  la Chiesa unicamente come organizzazione sociale. E come tutte le organizzazioni gli risulta facile individuare i limiti e le storture. Ben conosciute ed evidenti anche a sguardi meno lucidi.

Qui sta il pregio e il limite del volume. Quello di Marzano è un punto di vista che non permette un confronto perché se da una parte il sociologo, facendo il suo dovere di studioso di fenomeni sociali, coglie le dinamiche reali che è bene non nascondere ed evidenzia i limiti strutturali propri delle organizzazioni, dall’altra, analizzando la Chiesa come un oggetto di indagine al pari di una multinazionale, di un partito politico o di un’impresa, non gli riesce per nulla di cogliere (nè, immagino, gli importi) il cuore e il centro dell’identità di papa Francesco e della stessa Chiesa di cui egli è capo.

Un dialogo tra sordi e una Chiesa fuori della storia

Dunque, un dialogo tra sordi. Che mi è stato ben chiaro durante la presentazione del testo. Perché se giudico la Chiesa indipendente dal Vangelo, “riducendo ogni “contenuto” a strategia istituzionale, contraddico, radicalmente, una delle parole più decisive non solo del papato di Francesco, ma di tutta la storia della Chiesa. Ossia il superamento della autoreferenzialità” (Andrea Grillo). Non serve dunque contestare a Marzano di non cogliere la passione per il Vangelo propria di questo pontificato e che spinge papa Bergoglio a voler portare a compimento la riforma avviata dal Concilio Vaticano II; né a ricordare il principio ermeneutico di Francesco della misericordia che  Marzano legge solamente come una semplice “manovra diversiva” – tecnicamente come una “distrazione” ottenuta mediante una “disgiunzione delle strutture” – per cui, di fatto, ogni contenuto evangelico, profetico, spirituale viene ridotto a sovrastruttura di un sistema istituzionale, il cui capo è tenuto a perpetuare di per sé, quasi indipendentemente da ogni “altra” logica; né vale la pena ricordargli che la categoria del discernimento posta nel cuore dell’”Evangelii Gaudium” avvia un processo di riforma che inevitabilmente cambierà il profilo della forma della Chiesa del futuro. Che richiederà tempo e fatica perché come ha ricordato alla Curia Romana nel dicembre scorso papa Francesco “fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti”.

No, tutto questo a Marzano non basta. Però, non se non abbia, non bastano anche a noi le sue analisi. Che descrivono, se non colgono il cuore profondo dell’istituzione, una Chiesa fuori dalla storia. Questa sì immobile e distorta. Così lontana dalla vita di quanti, nonostante le fatiche e le pesantezze della struttura, cercano ogni giorno di renderla aderente al Vangelo. Molto più mobile di quanto anche bravi sociologi come Marzano riescano a cogliere.

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