La leggerezza liberante della Pentecoste

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Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

La Pentecoste ebraica cadeva cinquanta giorni dopo la pasqua. Con l’evolversi della storia ebraica, la festa era celebrata per ricordare il dono della Legge santa al popolo ebraico. Come per altre grandi feste dell’ebraismo, anche la Pentecoste vedeva arrivare nella città santa molta gente, ebrei della diaspora, o simpatizzanti che provenivano da molti dei paesi del bacino del Mediterraneo.

Lo Spirito, il vento, il fuoco

Luca, dunque, all’inizio del suo secondo “volume”, gli “Atti degli Apostoli, racconta gli inizi della Chiesa. La Chiesa nasce dunque nella festa della Pentecoste e nasce con una straordinaria irruzione dello Spirito Santo. Gesù aveva parlato, a più riprese dello Spirito Santo durante la sua permanenza con i suoi amici. Nel Vangelo di Giovanni lo chiama “Paraclico”, “difensore”, colui che si mette accanto e prende le difese di qualcuno. Gesù lo avrebbe inviato ai suoi e lui, il difensore, li avrebbe sostenuti e avrebbe rivelato loro tutto quello che Gesù aveva detto.

L’evento si articola attorno ad alcuni simboli. Due soprattutto: il vento e il fuoco. L’uno e l’altro erano serviti come tramite per le rivelazioni divine dell’Antico Testamento. Basterebbe pensare al “vento leggero” che rivela al profeta Elia il passaggio del Signore. Oppure il fuoco del roveto ardente dal quale Dio parla a Mosè, gli comunica il suo nome e lo manda a liberare Israele.

Il fuoco e il vento dicono bene la forza dello Spirito e, insieme, la sua leggerezza.

Lo Spirito-Amore

Ma chi è lo Spirito? È nota la frase di sant’Agostino che nel definire la Trinità parla dell’amante (il Padre), dell’Amato (il Figlio) e dell’Amore (lo Spirito). L’amore che è la forza unificante in Dio e la forza unificante tra Dio e gli uomini. Dio si ama e Dio ama. Lo Spirito è la forza leggera e avvolgente che permette di abolire tutte le distanze. È nota l’affermazione  del mistico medievale, Guglielmo di Saint-Thierry che vede, anzitutto, lo Spirito come l’amore del Padre e del Figlio. Egli è “il loro bene, il loro bacio, il loro abbraccio”. Quando un uomo vive nell’unità con Dio, allora egli si trova come in mezzo all’abbraccio di Padre e Figlio, cioè immerso nello Spirito. Allora, dice Guglielmo, l’uomo “merita di diventare per grazia ciò che Dio è per natura”.

Pesantezze e leggerezze

Molti momenti della vita umana sono segnati dalla pesantezza. Le violenze, gli odi, le forme più svariate di oppressione sono soprattutto intrusioni pesanti nella vita degli uomini. La pesantezza cancella le identità. Lo Spirito invece e coloro che sono animati dallo Spirito sono leggeri e la loro leggerezza è liberante. Molte persone buone, molti eventi positivi della Chiesa di oggi sono, nonostante tutto,  eventi pentecostali, “leggeri”, liberanti.

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