La «maratona» del Festival “Fare la pace” sulla questione israelo-palestinese. Le sfide quotidiane dei cristiani in Terra Santa

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È una vera e propria maratona sulla questione mediorientale e sulle speranze di pace in Terra Santa quella proposta dal BergamoFestival Fare la Pace tra questa sera e domani. Il primo incontro in programma il 9 maggio vede come protagonisti padre Francesco Patton, custode di Terra Santa e il vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi sul tema «I cristiani in Terra Santa: la sfida della pace costruita giorno per giorno». Appuntamento nella chiesa parrocchiale di Longuelo a Bergamo alle 20,45I cristiani in Terra Santa sono circa 170 mila, il 2% della popolazione. Dal 1948 a oggi la loro presenza è diminuita costantemente: 70 anni fa infatti un abitante su cinque dello Stato israeliano era cristiano. Una presenza minima – dunque – ma che vuole essere segno di speranza e di costruzione di pace, come ha ricordato più volte padre Francesco Patton, Custode francescano di Terra Santa. Una presenza messa a dura prova nella vita quotidiana se si pensa anche solo all’ultimo atto dello Stato israeliano –su cui poi il presidente Netanyahu ha fatto marcia indietro – di tassare i luoghi santi simbolo della cristianità che ha portato addirittura alla chiusura temporanea del Santo Sepolcro. E la presenza dei cristiani è drammatica in molte regioni su cui opera la Custodia di Terra Santa, ad esempio in Siria dove le comunità cristiane negli ultimi anni sono passate da 300 mila abitanti a 30 mila. Eppure anche qui il dialogo, in questo caso con l’Islam, e persino con il radicalismo, resta sempre aperto nella vita quotidiana. Giovedì 10 maggio si svolgerà un incontro con Gideon Levy intervistato da Luigi Riva su “Israele e Palestina, quei negoziati appesi alla situazione mediorientale” al Centro Congressi Giovanni XXIII, ore 18,30. Un conflitto israelo – palestinese ancora più avvitato su se stesso, dopo l’annuncio di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele, la sconfitta militare dello Stato islamico, la sempre più probabile vittoria di Assad nella guerra civile siriana, la ritrovata influenza russa nello scacchiere mediorientale, le convergenze anti-iraniane di Arabia Saudita e Israele guidate dagli Usa. Ne parla Gideon Levy, giornalista israeliano, dal 1982 scrive per il quotidiano israeliano Haaretz e dal 2010 per il settimanale italiano Internazionale. Considerato un esponente della sinistra israeliana, nella sua attività giornalistica è sempre stato molto critico sulla politica israeliana di occupazione dei territori dello stato di Palestina. Alle 20,45, sempre al Centro Congessi, appuntamento con Bruno Segre, Bissan Tibi, Zak Gal e Rosita Poloni su “La pace tra Israele e Palestina, un folle sogno? Non per tutti”. Intervista Andrea Valesini. Una distruttiva forza della disperazione sembra guidare negli ultimi anni la società israeliana e palestinese a perdere la speranza che si possa raggiungere la pace. A livello politico hanno guadagnato consensi le organizzazioni che assegnano la responsabilità del fallimento del processo di riconciliazione esclusivamente all’altra parte in causa. Il supporto a questi gruppi ha portato a un processo di delegittimazione e disumanizzazione dell’altro all’interno del conflitto che giustifica l’uso della violenza come unica alternativa possibile. Eppure c’è chi non si arrende a seminare la speranza e combattere la disperazione. Sull’intuizione del “signore dei sogni” il padre domenicano Bruno Hussar, è nato il Villaggio della pace, in cui israeliani e palestinesi convivono. Al Bergamo Festival due giovani testimoni d’eccezione del villaggio Neve Shalom Wahat al-Salam – un israeliano e un palestinese – che parleranno di una riconciliazione possibile.

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