La peregrinatio di Papa Giovanni XXIII fa tappa in carcere. Il vescovo: «Anche oggi ha messo il cuore vicino al vostro»

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«Papa Giovanni è tornato nella sua terra natale ed entra anche in questa casa, ripetendo a voi, uomini e donne del carcere, le parole che disse nella sua storica visita al carcere romano di Regina Coeli: Ho messo il mio cuore vicino al vostro. Questo periodo di carcere sia per tutti voi un luogo di riscatto». Il carcere di via Gleno, giovedì 24 maggio, è stata una delle prime tappe della peregrinatio dell’urna di San Papa Giovanni XXIII nella nostra diocesi. E il vescovo Francesco Beschi ha ricordato il forte significato simbolico, pastorale e umano di questa scelta: il giorno di Santo Stefano del 1958, con gesto storico, Papa Giovanni varcava le porte del carcere romano di Regina Coeli per portare gli auguri ai detenuti. Durante l’incontro di preghiera, sono state ricordate le parole di Papa in quei frangenti, dette a braccio: «Non potete venire da me, così io vengo da voi… Dunque eccomi qua, sono venuto, m’avete visto; io ho fissato i miei occhi nei vostri, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore… La prima lettera che scriverete a casa deve portare la notizia che il Papa è stato da voi e si impegna a pregare per i vostri familiari».

Gli spazi scelti del carcere per accogliere l’urna erano strapieni non soltanto di detenuti, ma anche del personale, dei volontari, dei loro parenti e delle suore delle Poverelle, che hanno una lunga collaborazione con la sezione femminile della casa circondariale. Anche le strade esterne di via Gleno erano stracolme di persone. Il vescovo è stato accolto dalla direttrice Cosima Buccoliero. L’incontro è stato scandito da canti, letture bibliche, testi delle visite al carcere dei Papi Roncalli, Montini, Wojtyla, Ratzinger e Francesco. Il cappellano don Fausto Resmini ha ricordato che l’evento è stato preceduto da due mesi di preparazione, che ha visto coinvolti detenuti e detenute e anche gli operatori. «A tutti è bastato ascoltare e leggere alcuni discorsi di Papa Giovanni per rendersi conto della sua semplicità. Lo stesso Roncalli quando entrò nella cosiddetta rotonda del carcere di Regina Coeli, trasformata per l’occasione in cappella, disse: Questo incontro, state pur sicuri, resterà profondo nella mia anima».

«Sono stato fra voi non poche volte — ha ricordato nelle riflessioni il vescovo Beschi rivolgendosi a detenuti e detenute —. ma questa volta è un evento unico, che ha un solo precedente, quando Papa Giovanni permise la peregrinatio della salma di San Pio X a Venezia. Possiamo affermare che Papa Giovanni è tornato a casa sua, nella sua terra natale, nei luoghi che hanno visto crescere la sua fede e il suo ministero. E fu anche il primo Papa ha entrare in un carcere, gesto ripetuto dai suoi successori». Il vescovo ha ringraziato per l’impegno la polizia penitenziaria, i volontari e chi in qualche modo è a contatto con il mondo del carcere. «Tutti dobbiamo essere uniti sotto lo sguardo di Papa Giovanni, che invita ad avere un cuore nuovo sempre colmo di speranza, superando paure e sofferenze. Carissimi detenuti e detenute, questo periodo della vostra vita sia per voi non un tempo inutile, ma un tempo per restituirci al meglio di noi stessi, cioè lasciare libero in noi il meglio di noi, con la possibilità di un riscatto per tutti. Anche voi potete essere carezza e abbraccio di Papa Giovanni per tutti».

L’urna è stata poi portata in Seminario — un altro luogo di vita di Papa Giovanni — per l’omaggio dei seminaristi e dei docenti. Vi è giunta in ritardo come già successo per l’arrivo in carcere, perché durante il percorso la gente riusciva a bloccare il mezzo per una preghiera e per accarezzare l’urna protetta dal vetro.

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