La veglia in Cattedrale per la peregrinatio di Giovanni XXIII: «La sua presenza ci allarga il cuore»

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«L’arrivo dell’urna di San Papa Giovanni ha allargato il cuore di moltitudini di persone. Ho visto tanti papà e mamme vicini ai figli e tanti nonni vicini ai nipoti mentre indicavano, con gioia, fede, compostezza, il passaggio di Papa Giovanni». Anche la veglia serale in Cattedrale di giovedì 24 agosto è iniziata in ritardo, tanto che il vescovo Francesco Beschi ha preferito parlare a braccio, scartando il discorso che aveva preparato. L’urna proveniva dal Seminario ed è stata portata in Cattedrale fra centinaia di sacerdoti, dal vicario generale monsignor Davide Pelucchi, dal vescovo bergamasco di Serinnah in Brasile Ottorino Assolari ma soprattutto fra ali di folla nella stupenda cornice di Bergamo Alta in una serata che non dimenticheranno. La Cattedrale era strapiena di fedeli. La veglia è stata scandita da canti, dall’inno a San Giovanni XXIII, da un brano evangelico, da una supplica al Papa Bergamasco perché vegli sempre sulla Chiesa e sul mondo e dall’omaggio devozionale personale.

Nelle sue riflessioni, il vescovo Francesco Beschi ha ricordato alcune frasi di Papa Giovanni. «Una parte emblematica del pellegrinaggio dell’urna possiamo raccoglierla dalla stessa voce di San Giovanni XXIII, che diviene il filo conduttore di questi giorni: “Si incomincia dalla terra dove sono nato, si spinge fino al grande coinvolgimento con l’ingresso nella vita nuova, cioè il Paradiso”. Condivido con tutti voi questi sentimenti. Mi sembra di vedere stasera Città Alta riunita in una finestra, non quella di un palazzo, ma quella del Paradiso. E da quella finestra è come si affacciasse Papa Giovanni, con il suo affetto e amore, e ripetesse quelle stesse parole».

Il vescovo ha espresso a tutti la gioia dei momenti intensi vissuti durante la giornata, cominciando dall’arrivo dell’urna in piazza Vittorio Veneto con l’omaggio delle autorità, poi il carcere e infine la Cattedrale. «In tutti ho visto compostezza, fede e gioia. Tante le persone che per le vie salutavano Papa Giovanni e pregavano». Il vescovo ha condiviso una riflessione che gli era sorta spontanea in mattinata. «Spesso ci domandiamo: sappiamo e sapremo trasmettere la fede ai nostri giovani, ai nostri figli e nipoti? La risposta l’ho trovata oggi, vedendo papà vicini ai figli e nonni vicini ai nipoti, ai quali raccontavano chi era Papa Giovanni e perché il mondo l’ha tanto amato. Si tramanda la fede anche raccontando la storia di uomini veri. Sono trascorsi 60 anni dalla sua elezione a Pontefice e 55 dalla sua morte. Eppure il legame con il mondo non si è spezzato e la sua memoria continua a offrire speranza. La sua carezza continua a raggiungere ognuno di noi».

Prima delle benedizione finale, il vescovo ha notato come il calore della giornata avesse leggermente modificato lo strato di cera che ricopre le mani del corpo di Papa Giovanni. «Ho immaginato che a consumarle quelle mani sante sia stato il grande numero di benedizioni che oggi ha regalato alla sua gente che con fede lo ha atteso e accolto».

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