Il Battista, figlio inatteso e sorprendente

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Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”. Le dissero: “Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome” (Vedi Vangelo di Luca 1, 57-66.80). 

Per leggere i testi liturgici di domenica 24 giugno, solennità della nascita di Giovanni Battista, clicca qui

Il 24 giugno è la solennità in cui si ricorda la nascita di Giovanni Battista. Può essere interessante capire il senso di questa data. La tradizione ha fissato la nascita di Gesù, il Natale, al 25 dicembre. Di conseguenza, l’annunciazione si celebra al 25 marzo, nove mesi prima. Nel racconto dell’annunciazione che si trova nel vangelo di Luca l’angelo dice a Maria che Elisabetta “è già al sesto mese”. La liturgia celebra quindi la nascita del Battista tre mesi dopo l’annunciazione. Quando la nascita del Battista cade di domenica la liturgia del Santo “prevale” su quella della “domenica del tempo ordinario” che sarebbe, il 24 giugno, la dodicesima.

Elisabetta, la vecchia senza figli, diventa madre

Luca, all’inizio del suo vangelo, racconta due annunciazioni e due nascite. La nascita raccontata nel vangelo di oggi inizia con “si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio”. Il dettaglio non è banale: Elisabetta, infatti, era sterile ed era avanti negli anni.

Otto giorni dopo la nascita ha luogo la circoncisione del bambino, che era il rito ufficiale di accoglienza nel popolo eletto. In quella circostanza si dava il nome al neonato. Di solito il nome era tra quelli in uso nella famiglia, soprattutto quello del nonno paterno. Elisabetta, però, impone un nome inatteso: Giovanni. “Giovanni” è un nome ebraico che significa “Dio fa grazia”. Di fronte alla stranezza del nome si domanda il parere al padre, che aveva perso la parola, quando aveva esitato di fronte alla promessa dell’angelo. Adesso Zaccaria prende una tavoletta e vi scrive il nome: “Giovanni”. In quello stesso momento riacquista la voce ed è per lodare, anche lui, il Signore. E il suo canto di lode sarà il “benedetto il Signore, Dio di Israele”.

Questa mirabile coincidenza del messaggio è presa come una parola dal cielo, una conferma divina. E tutti “temono” di fronte ad essa. È la reazione normale di fronte alla manifestazione di Dio.

La strana logica di Dio

Dio pensa alla grande. Tutti i protagonisti sono gente da nulla che Dio sceglie per cose grandissime. Chi avrebbe pensato che Elisabetta avrebbe potuto avere un figlio? Eppure… E chi avrebbe pensato che un neonato fosse chiamato a chissà quali straordinarie imprese? Eppure… Così sarà con Gesù, l’altro “annunciato” nel vangelo di Luca. Chi avrebbe pensato che una ragazzina avrebbe potuto avere un figlio? E chi avrebbe pensato che quello era il Figlio? Dio sa suscitare la vita anche dove sembra assolutamente impossibile.

Il figlio, è segno di una grazia. E attorno al figlio sboccia sempre la meraviglia per ciò che non è dovuto… Così per ogni figlio, così per il figlio di Zaccaria e Elisabetta, così per Gesù, il Figlio per eccellenza…

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