Fidelity card: un ragazzo con disabilità, una madre, la fede. La rassegna di teatro De Sidera ad Almè e Brignano

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Quanto è difficile, nella vita quotidiana, fare i conti con la fragilità e la “diversità”. Lo racconta ispirandosi ad una storia vera lo spettacolo “Fidelity card” di Nella Tirante e GianMarco Arcadipane, con scene e costumi di Cinzia Muscolino e la regia di Roberto Bonaventura, nell’ambito della rassegna di Teatro DeSidera, in scena sabato 16 giugno, alle 21 nella Chiesa Vecchia di Almè e domenica 17 giugno, alle 21.15 a Palazzo Visconti a Brignano Gera d’Adda.

“Fidelity card” racconta la quotidianità della vita di un ragazzo con disabilità, ed il rapporto  con la fede della madre che, tra sacro, credenze popolari  e un po’ di surrealtà , ne racconta la storia e “osserva” di nascosto il figlio. Un ragazzo, una madre, la notte, una casa a due piani. Lui aspetta in balcone ogni sera qualcuno che passi, per fare due chiacchiere, commentare una partita, per alleviare la sua solitudine, lei in camera da letto al piano di sotto, non dorme, è stanca ma non dorme,  prega, racconta in maniera personale  e surreale quasi il il suo percorso di fede legato alla nascita e malattia del figlio, vive  il presente “ascoltando”con i timori e apprensione i passi, i movimenti, i discorsi, le telefonate, la voce del figlio al piano di sopra : attende “il Miracolo”per la sua guarigione come una sorta di premio per la sua “fidelity card”.

Darex (così si fa chiamare) è un ragazzo speciale ,vive in un mondo tutto suo, è un disabile: ha problemi motori , porta dei tutori alla gambe, è un personaggio bizzarro, conosce tutti in paese ed è conosciuto da tutti. Le sere d’estate passa molto tempo in balcone di casa sua, che si affaccia sulla strada principale del paese, ma d’estate si spopola, il lungomare diventa il luogo deputato al passeggio estivo, così D. affacciato sulla strada semideserta attende chi passa, lo ferma e, trova degli argomenti per intrattenerlo: un saluto e via ad aspettare il prossimo passante. Darex aspetta e osserva da lassù un mondo “perfetto” che gli sembra irraggiungibile, quel “lungomare” dove tutti vanno la sera, quella vita “normale “che desidererebbe anche per sé. Una riflessione, sulla diversità o “specialità”, e sulla fede.

«Per motivi di famiglia – dice lei -, mi sono sempre chiesta: in base a cosa Dio concede i miracoli? Sono un premio per chi ha più fede? Oppure bisogna pregare il santo giusto per ottenere un’intercessione. La fede cosa può fare?  Siamo ancora in cerca di Miracoli oggi? Forse abbiamo solo bisogno di crederci. La fede è già un dono, ma il “Miracolo “, ovvero la guarigione che aspettiamo non è sempre fisica, ma interiore: forse il vero miracolo è la serenità e l’accettazione del dolore».

Foto di Federico Buscarino per De Sidera

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