La preghiera non mi dice più nulla e mi pesa

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Ho sempre pregato, molto per abitudine, come mi hanno insegnato, con le preghiera che ho imparato da bambino. Ma, da un po’ di tempo, non ce la faccio più. Ho la sensazione dolorosa di qualcosa di inutile, un senso di vuoto che è dolorosamente pesante. E non prego più: mi sembra la scelta più seria. Giuseppe

Ti invito a riconsiderare la tua scelta, caro Giuseppe! Gli stati d’animo che provi nella preghiera, infatti, possono essere una spia importante. Dici che hai sempre pregato, molto per abitudine, con le preghiere che hai imparato da bambino, ed ora non ce l’ha fai più; provi pesantezza, stanchezza, vuoto e senso di inutilità! Mi chiedo se sia la preghiera ad essere in crisi o e la tua modalità di viverla? La risposta viene da sé! Il modo con cui preghi non ti basta più: tanto che la preghiera ti sembra lontana anni luce dalla tua esperienza di uomo maturo e così la abbandoni perché pesante e vuota.

Crescere anche nel modo di pregare

Fermati un istante e cerca di riflettere. Sei cresciuto come persona, ti sei integrato nella società, magari professionalmente qualificato, ma la tua dimensione spirituale ha seguito lo stesso processo di crescita?
Le formule imparate da piccoli, nonostante siano ricche di contenuto, corrono il rischio di non dire più nulla alla nostra vita e al nostro cuore, se l’esperienza di Dio e del suo amore non ha toccato e “ferito” la nostra carne.
La preghiera, caro Giuseppe, è un colloquio personalissimo con Dio che coinvolge tutta la nostra umanità: mente, cuore, emozioni, volontà, corporeità, affettività, sessualità, creatività, fantasia, libertà, ecc, e tutta la nostra fede, tanta o poca che sia! Quando lo incontriamo, portiamo al Signore tutta la nostra vita, fatta di gioie, dolori, ansie e speranze, per ricevere da Lui luce, forza, consolazione così da vivere ogni cosa e ogni situazione con Lui. Questo incontro con Dio, da un lato ci aiuta a stare nella realtà con tutte le sue contraddizione, e dall’altro a trascenderla per porci ad un livello superiore; in questo modo allarga i nostri orizzonti, risolleva le nostre stanchezze, rivitalizza i nostri giorni. Nel silenzio, nell’ascolto, nel dialogo della preghiera ci arrendiamo all’amore di Dio e lo accogliamo come egli ama manifestarsi in noi e nello scorrere dei nostri giorni.
Beninteso, caro Giuseppe: non è necessario essere monache o monaci per vivere la preghiera con questi sentimenti e non è nemmeno necessario avere molto tempo a disposizione come in monastero! È sufficiente anche pochi minuti, compatibili con gli impegni della giornata, per alimentare la nostra relazione con Dio e crescere nel suo amore! In questo senso la preghiera è per tutti perché tutti, in qualsiasi stato di vita, sono chiamati a vivere in comunione con Lui.

Non pregano solo i monaci e le monache

Famosa è l’intuizione di San Francesco di Sales che nella “Introduzione alla vita devota” afferma: “Non bisogna escludere la devozione da nessun stato di vita. La devozione deve essere vissuta in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla nubile, dalla sposa; ma non basta, l’esercizio della devozione deve essere proporzionato alle forze, alle occupazioni e ai doveri dei singoli. (…) Tutti diventano più cordiali e simpatici nella propria vocazione se le affiancano la devozione: la cura per la famiglia diventa serena, più sincero l’amore tra marito e moglie, più fedele il servizio del principe e tutte le occupazioni più dolci e piacevoli”.
Se sostituiamo al termine devozione, quello di preghiera, comprendiamo meglio.
Allora, caro Giuseppe accogli quanto stai vivendo come un momento di grazia! Non lasciarti sfuggire di mano questa opportunità per fare un passo in avanti nel vivere e nell’esprimere la tua fede. Noi tutte ti assicuriamo il sostegno della nostra preghiera.
Buon cammino!

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