Magnificat: la storia di Maria e le poesie di Alda Merini in scena al castello di Clanezzo

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Maria è il respiro dell’anima,
è l’ultimo soffio dell’uomo.
Maria discende in noi,
è come l’acqua che si diffonde
in tutte le membra e le anima,
e da carne inerte che siamo noi
diventiamo viva potenza.

La storia di Maria e le poesie di Alda Merini si uniscono con un esito sorprendente nello spettacolo Magnificat, con la regia di Paolo Bignamini, in scena il 17 giugno alle 21,15 al Castello di Clanezzo, a Ubiale Clanezzo, nell’ambito della Rassegna di Teatro Sacro deSidera. «La Maria che leggiamo in questo Magnificat – spiega il regista – decide di sbilanciarsi di fronte al silenzio della chiamata che riceve: come in un quadro di Edward Hopper, dove la luce che entra dalla finestra aspetta da noi – forse invano – un significato, ecco sulla scena un’Annunciazione contemporanea, dove quella luce che si adagia sul corpo, sul letto, sul pavimento della stanza è, insieme, il bruciante annuncio dell’angelo e una proposta all’attesa di tutti».
Il testo era stato presentato inizialmente l’anno scorso sotto forma di lettura nella chiesa dell’Incoronata di Lodi: «Non appena abbiamo finito, però – spiega l’attrice Arianna Scommegna, interprete vibrante delle poesie della Merini – ci siamo detti: trasformiamo questo testo in uno spettacolo, perché l’impatto è stato così forte, così emozionante. Queste parole ci hanno suscitato non solo il desiderio, ma proprio la necessità di metterle in scena». Pochi mesi dopo il progetto si è realizzato.
«Le parole di Alda Merini – continua Arianna – non sono legate soltanto alla figura della Madonna, ma riguardano tutti. Le sue poesie fanno emergere cosa accade ogni volta che una persona sente dentro di sé una chiamata e poi la trasforma in un atto creativo, concreto, che si realizza e va nel mondo, come un figlio. E’ un’esperienza che prima o poi capita a tutti: scrittori, cantanti, atleti. Riguarda qualsiasi atto di creazione in tutte le sue espressioni. In questo momento della mia vita anch’io sento il bisogno di una creazione buona, positiva, di incontrare altri esseri umani che vogliono fare del bene e gettare semi buoni su questa terra”.
Le parole di Alda Merini custodiscono il mistero, la fragilità e insieme l’altezza della figura di Maria, raccontandola come se stessa, la ragazzina che era e la madre di Dio che sarà. «Maria – scrive – vuol dire transito, ascolto, piede lieve e veloce. Ala che purifica il tempo. Maria vuol dire qualcosa che vola e si perde nel cielo».
Come spiega il regista «La poesia del “Magnificat”, in particolare, ha una compiutezza, una maturità e un’elevazione tali da imporsi come testo capolavoro, opera irriducibile persino alla grandissima umanità della sua autrice. Alda Merini è infatti presente come per assenza, sempre in filigrana, in questo mirabile poema che restituisce a Maria tutto lo spessore del suo “sì”».
Nello spettacolo le poesie di Alda Merini ripercorrono tutta la storia di Maria e di Gesù dall’Annunciazione alla morte e resurrezione. «I fatti li conoscono tutti – osserva Arianna – il percorso è chiaro e non richiede spiegazioni, si può lasciare spazio ai versi, che ripercorrono in modo profondo ed evocativo la gestazione, il parto e l’allontanamento dell'”atto creativo” che è il figlio».
Il santuario della Cornabusa è una cornice davvero speciale: «Quando rappresentiamo lo spettacolo in luoghi che hanno già in sé una forza spirituale – conclude Arianna – il testo si amplifica a mille. L’emozione è grandissima anche per noi attori sul palcoscenico. L’accompagnamento musicale alla fisarmonica di Giulia Bertasi corona il lavoro perché fa nascere un vero e proprio dialogo tra i diversi elementi dell’azione scenica». L’adattamento drammaturgico è di Gabriele Allevi, le scene di Francesca Barattini, le luci di Fabrizio Visconti, produzione Teatro de Gli Incamminati – deSidera Teatro
 in collaborazione con ScenAperta Altomilanese Teatri e ATIR Teatro Ringhiera. Ingresso libero. Info su www.teatrodesidera.it.

 

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